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La Tunisia celebra il funerale del governo

«La gente vuole una nuova rivoluzione», lo slogan più ricorrente. Si va verso un rimpasto tecnico

m.collacciani@iltempo.it

Prodromi di Rivoluzione del Gelsomino/2? Forse è ancora presto per dirlo ma di sicuro ieri la marea umana che ha fatto da cornice ai funerali di Chokri Belaid, ha generato uno tusumani di solgan fin troppo chiari contro il governo. Insomma, più che un rito funebre si è trattato di una protesta di massa contro gli islamisti al potere. È stato il funerale più seguìto che la Tunisia ricordi dopo quello di Habib Bourguiba, il padre dell'indipendenza e la manifestazione di protesta più imponente dopo la Rivoluzione dei gelsomini.

Una giornata doppiamente storica perché il Paese si è quasi fermato per lo sciopero generale, il primo dal 1978: voluto dai partiti dell'opposizione, vi ha aderito il potente Ugtt, il maggior sindacato del mondo arabo. Quasi totale l'adesione: la maggior parte dei negozi sono rimasti chiusi a Tunisi, tutti i voli sono stati annullati.

Per timori di scontri tra i sostenitori dell'opposizione e gli islamisti, nella capitale era schierato l'esercito ed era fortemente mobilitata anche la polizia. Ma nonostante le precauzioni, nel primo pomeriggio ci sono stati scontri nel centro della capitale; la polizia ha anche lanciato gas lacrimogeni fuori dal cimitero quando facinorosi hanno cercato di appiccare il fuoco a una dozzina di vetture e lanciare pietre contro gli agenti.

Avvolto nella bandiera tunisina e coperto di fiori, il feretro è stato trasportato dalla casa di famiglia fino a un centro culturale, nel quartiere meridionale di Djebel Jelloud, mentre la folla andava via via aumentando.

I muri bianchi intorno all'edificio erano stati dipinti con un enorme baffo nero, il «marchio di fabbrica» dell'uomo politico ucciso; e intanto in strada i lamenti delle donne si mescolavano agli slogan contro Ennahda, il partito islamista che guida la coalizione di governo e al quale, i familiari di Belaid attribuiscono l'assassinio.

«La gente vuole una nuova rivoluzione», scandivano gli slogan, mentre la vedova di Belaid, Besma, innalzava due dita in segno di vittoria e la figlia di 8 anni perdeva i sensi in mezzo a scene di caos. Nel mirino anche il leader carismatico di Ennahda, Rachel Ghannouchi, definito «assassino».

E la folla ha ripetuto a più riprese anche lo sloga usato nel 2011 contro l'allora dittatore Zine El Abidine Ben Ali: «Degage, degage», «vattene, vattene». Tra i partecipanti, numerosi esponenti politici, ma nessun rappresentante di Ennahda o di governo.

Alla fine sono state 132 le persone arrestate: ifermati sono sotto interrogatorio per capire se i disordini siano stati organizzati da qualcuno.

Nonostante l'opposizione del suo stesso partito, il premier tunisino Hamadi Jebali annuncia che creerà un nuovo governo tecnico che guidi il Paese fuori dalla crisi politica. In una dichiarazione riportata dai media del Paese, Jebali si è detto fiducioso di riuscire a ottenere il sostegno del suo partito Ennahda e ha aggiunto che non scioglierà il governo esistente, ma sostituirà alcuni ministeri con tecnici. Jebali aveva dato l'annuncio già mercoledì, ottenendo un secco no da Ennahda il giorno successivo. La crisi politica si è ulteriormente aggravata con l'assassinio del leader d'opposizione Chokri Belaid e con la difficoltà nel a tenere lontani i sospetti sul ruolo di mandante dell’eescuzione che gli oppositori urlano come certo.

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