L'esperto
Satnam Singh, Rotondi (Cnel): "Contro sfruttamento risposte concrete e non simboliche"
“Di fronte a fatti drammatici come quello di Satnam Singh, lasciato morire dissanguato dopo un gravissimo incidente sul lavoro, il rischio è quello di confondere la gravità dell’omicidio con il fenomeno dello sfruttamento lavorativo, sovrapponendo piani diversi. Ancora una volta registriamo, da parte del segretario della Cgil Landini, una reazione stereotipata che tende ad associare l’irregolarità occupazionale dell’immigrato alla stessa ferocia che ha caratterizzato il reato di cui è stato vittima, alimentando nell’opinione pubblica l’idea che l’elemento centrale sia la condizione di irregolarità e non la brutalità dell’omicidio subito. Il caporalato è una piaga reale, che deve essere combattuta con strumenti efficaci, controlli capillari e interventi capaci di incidere sulle condizioni economiche e organizzative che lo alimentano. Non bastano nuove sanzioni o iniziative simboliche”. Così il giuslavorista e consigliere esperto del Cnel Francesco Rotondi, commentando le parole del segretario generale della CGIL Maurizio Landini e il presidio organizzato a Latina in occasione dell’udienza del processo per la morte di Satnam Singh.
“La scelta del sindacato di costituirsi parte civile pone alcuni interrogativi: quale nesso esiste tra un interesse collettivo e una vicenda processuale che riguarda un brutale omicidio? Se questa impostazione fosse estesa a tutti i casi, si rischierebbe di creare un precedente rilevante, con il sindacato chiamato a individuare di volta in volta quali vicende assumano una particolare rilevanza mediatica o politica. La lotta al caporalato richiede legalità, prevenzione e responsabilità. Le tragedie del lavoro non possono diventare terreno di contrapposizione politica, ma devono rappresentare il punto di partenza per costruire risposte concrete e durature”, aggiunge Rotondi.