Istituti di credito
Banca d'Italia, il Governatore: "L'IA aumenta la produttività ma serve l'intervento pubblico"
La guerra in Iran ha indebolito le prospettive «già fragili» dell’economia italiana. La ricetta del Governatore di Banca d’Italia nelle sue Considerazioni Finali illustrate ieri a Palazzo Koch è un «deciso aumento della produttività» che passa anche per l’intelligenza artificiale considerata un «leva decisiva» che però va «governata e la cui adozione estesa va sostenuta con un intervento pubblico che può essere decisivo, soprattutto nelle fasi iniziali». Non solo. Anche dal palco di Bankitalia arriva una frecciatina all’Europa. Leggera ma comunque efficace. «L’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità dell’Europa di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate. Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea», ha affermato Panetta. Che non tocca a fondo il tema della finanza pubblica, argomento tradizionalmente trattato nelle relazioni del passato. «Non servono ingenti risorse pubbliche ma una strategia coerente e sostenuta nel tempo». Imboccando con decisione un sentiero «che consenta di ridurre stabilmente il peso del debito pubblico, si liberano risorse per la spesa sociale e per lo sviluppo. Solo l’indicazione della direzione dunque.
Quanto all’Ia, Panetta ha messo in evidenza la necessità di governare gli effetti sul lavoro, perché «la transizione non sarà priva di costi» e si dovranno «tutelare e accompagnare nella riqualificazione i lavoratori più esposti». Così come bisogna agire sull’istruzione per creare professionisti qualificati, e sulle imprese per incentivarle a innovare. «Le competenze sono il fondamento della capacità innovativa. Senza risorse umane qualificate, anche le tecnologie più avanzate producono benefici limitati», ha chiosato Panetta. Solo così si può arrestare la fuga dei giovani, in 100mila via dall’Italia solo tra il 2020 e il 2024. Tra le Considerazioni finali è spuntato anche il tema degli investimenti e al Pnrr al cui termine «una brusca frenata appare improbabile, grazie alla possibilità di utilizzare nei prossimi anni parte delle risorse ancora non spese e agli impegni assunti dal Governo» anche se «non può mancare il contributo del settore privato. Le imprese dispongono di risorse proprie significative che vanno orientate verso investimenti in innovazione».
Con la scarsa innovazione e bassi livelli di capitale umano, la terza debolezza che frena l’economia è la dipendenza energetica. «Il passo va accelerato: misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche» ma «vanno affiancate da interventi strutturali» per «ridurre stabilmente la dipendenza dall’estero ed evitare che nuovi shock tornino a colpire duramente redditi, competitività e crescita». Spazio anche al nucleare. «Le nuove tecnologie in via di sviluppo meritano un’attenta valutazione; va in questa direzione anche l’esame del disegno di legge delega in corso in Parlamento». Intanto, le proiezioni della Bce negli scenari più sfavorevoli - con il prolungamento del conflitto nel Golfo- vedono un punto in meno di crescita nel 2026-2027 e un picco di inflazione nell’area superiore al 6%. Ecco perché la Banca centrale europea ricalibrerà a giugno la risposta monetaria valutando «in che misura i rincari energetici possano trasmettersi agli altri prezzi e quanto possano incidere su consumi, investimenti e attività economica» per prevenire «una spirale tra prezzi e salari» che «una volta avviata sarebbe dannosa e costosa da eliminare». Resta dunque «essenziale non vincolarsi a un percorso predeterminato» per «evitare che lo shock energetico si trasformi in inflazione persistente».
Guardando al sistema bancario italiano, sta affrontando la difficile fase congiunturale «da una posizione di solidità». Panetta ha sottolineato che «l’elevata dotazione patrimoniale del sistema apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere. Entrambe possono contribuire a rafforzare il mercato bancario europeo». In Italia, ha poi aggiunto «operazioni ben disegnate possono avvicinare la struttura del mercato creditizio a quella degli altri principali paesi europei» ma «è essenziale che non venga indebolita la concorrenza, soprattutto nei mercati locali». Altro tema delicato nel discorso di Panetta è stata l’energia. La crisi ha evidenziato ancora di più la dipendenza dall’estero, che va ridotta «agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti». In questi ambiti riconosce che l’Italia «ha compiuto progressi, ma il passo va accelerato». Il governatore, allargando l’analisi all’intera economia mondiale, ha visto un grande pericolo dagli effetti a lungo termine della guerra in Medio Oriente: «Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27».
Ragion per cui «misure mirate e temporanee di sostegno a famiglie e imprese possono essere necessarie nelle fasi critiche per attenuare l’impatto dei rincari», ma «vanno affiancate da interventi strutturali volti ad affrontare la vulnerabilità energetica». L’auspicio finale del Governatore di Banca d’Italia che ha indicato ai decisori la direzione da seguire è quasi un manifesto programmatico: «Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l’Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro».