L'osservatorio
Il rapporto della Cisl, i salari crescono più dell’inflazione
Se i gufi della sinistra parlano di Paese in stallo o lasciano intendere che ci troviamo in una sorta di "vicolo cieco", i numeri relativi all’economia e, specialmente, quelli legati alla qualità del nostro lavoro, dicono altro. Il secondo semestre del 2025 conferma il recupero retributivo avviato nel 2023. È quanto evidenzia il terzo report della Cisl sulla Contrattazione Collettiva Nazionale.
Nello studio, basato su dati Istat, Ocpi e Inps, emerge come lo scorso anno siano stati recepiti ben 33 contratti collettivi nazionali. Parliamo di 4,7 milioni di lavoratori (37,1% del monte retributivo). Negli ultimi sei mesi, i rinnovi sono stati ben 14, con una forte spinta nell’ultimo periodo. Tra quelli monitorati nel privato, si registrano importanti novità per quanto concerne i settori dei laterizi e dei manufatti in cemento, delle telecomunicazioni, delle radio, delle televisioni private, dei lapidei, delle estrazioni minerali solidi e della mobilità.
Un trend certamente positivo, inoltre, è quello relativo alle retribuzioni contrattuali orarie. Queste ultime crescono del 3,1% con un differenziale positivo rispetto all’inflazione (1,7% l’indice Ipca) di 1,4 punti. Per il secondo anno consecutivo si registra un recupero parziale, fenomeno che non accadeva dai tempi del post pandemia. Altro dato positivo, poi, è la tempistica relativa ai rinnovi. L’attesa media scende da 27 a 18 mesi, per intenderci dieci in meno rispetto al 2024.
L’unico limite della ricerca è quello incentrato sui minimi tabellari. In questo caso, però, siamo di fronte a una perdita del -6,4% delle retribuzioni contrattuali “lorde”. Rispetto al 2019, comunque, segnano un calo molto più contenuto (-1,7%). Ancora migliore il dato su quelle “nette”, con un recupero quasi completo: gap sotto l’1% per i redditi mediani e al 2,9% per quelli più bassi.
«Il sistema contrattuale italiano – spiega Mattia Pirulli, segretario confederale della Cisl - produce molto di più di ciò che l’indice Istat fotografa. Leggere la dinamica salariale solo attraverso i minimi tabellari significa ignorare il valore della contrattazione decentrata e delle politiche fiscali redistributive. Questa distorsione rischia di alimentare letture fuorvianti e di oscurare un sistema che sa dare risposte concrete ai lavoratori».
Motivo per cui il quadro pessimistico descritto dai progressisti non corrisponde alla realtà, pur restando aperti rinnovi rilevanti (credito, assicurazioni, sanità privata, spettacolo, informazione). In tal senso, come scritto più volte su queste colonne, saranno fondamentali i prossimi mesi per uscire dalla palude. In un contesto segnato dall’incertezza internazionale e dal rischio di nuove pressioni dovute ai conflitti in corso, occorrerà puntare tutto su celerità e concretezza. Per la Cisl la priorità è «il rinnovo tempestivo dei Ccnl, rafforzare la contrattazione decentrata, sostenere i redditi più bassi con adeguate politiche fiscali e contrastare efficacemente il lavoro povero».
Questa, d’altronde, è l’unica strada per combattere il lavoro sottopagato, che dipende però innanzitutto dalla qualità della nostra struttura produttiva. Una sfida a cui sono chiamate le nostre parti sociali che dovranno aggiornare i contenuti degli accordi interconfederali, scongiurando interventi opportunisti e strumentali della politica, il cui ruolo deve essere dare sostegno a quanto previsto negli accordi sottoscritti da organizzazioni sindacali e datoriali realmente rappresentative, contrastando così il fenomeno del dumping.