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Francesco Gaetano Caltagirone lascia il cda di Generali. Dimissioni a sorpresa, investitori preoccupati

Andrea Giacobino

A un mese dall'incandescente assemblea dei soci ancora non c'è pace per le Assicurazioni Generali. Alla vigilia del comitato nomine e corporate governance presieduto dal neopresidente Andrea Sironi che lunedì prossimo avrebbe dovuto esaminare una possibile "pace" tra la componente maggioritaria del consiglio espressione di Mediobanca, socia del gruppo assicurativo col 12,9%, e quella minoritaria espressa da Francesco Gaetano Caltagirone titolare del 9,95%, proprio quest' ultimo ieri mattina s'è dimesso a sorpresa. La notizia è stata accolta male dal mercato: ieri in borsa il titolo del Leone del Trieste ha chiuso in ribasso dell'1,98% a 17,08 euro perché gli investitori sono preoccupati per la stabilità della governance del gruppo. Non sono state date motivazioni delle dimissioni, ma è probabile che Caltagirone, alla luce dei metodi di lavoro dell'attuale consiglio, abbia giudicato inutile la sua presenza diretta. A sostituirlo secondo il regolamento interno, potrebbe toccare al primo consigliere non eletto della sua lista, che era la candidata numero quattro, Roberta Neri, ex ad di Enav e in precedenza direttore finanziario di Acea, dove s'è guadagnata la stima dell'imprenditore romano. Se la Neri facesse un passo indietro, potrebbe toccare a Claudio Costamagna, Luciano Cirinà o Alberto Cribiore.

 

  

 

Caltagirone quando era vicepresidente di Generali s'era già dimesso nel gennaio scorso, polemizzando con l'operato del consiglio allora presieduto da Gabriele Galateri e guidato dall'amministratore delegato Philippe Donnet, riconfermato dall'assemblea del 29 aprile scorso, grazie al voto di Mediobanca e dei fondi. Le nuove dimissioni giungono dopo che Caltagirone e i suoi due consiglieri (Marina Brogi e Flavio Cattaneo) non erano entrati nei cinque comitati endoconsiliari perché la proposta di Sironi di eliminare il comitato strategico interno al consiglio era stata letta dall'imprenditore romano come un possibile rafforzamento dei poteri di Donnet. Nei giorni scorsi erano state fatte circolare voci di una possibile "pace" con Caltagirone che prevedevano il suo ingresso nel costituendo comitato investimenti. Donnet avrebbe avuto comunque il potere di decidere in autonomia affari fino a 500 milioni di euro senza il benestare preventivo del consiglio, come avviene nel colosso assicurativo francese Axa per il ceo Thomas Buberl. Che però non ha a che fare con un socio come Caltagirone la cui lista in assemblea ha coagulato il consenso del 30% del capitale.