LA MANOVRA FINANZIARIA

Scacco alle big company di internet. Anche loro pagheranno le tasse in Italia: il 6%

Filippo Caleri

La nuova web tax contenuta in un emendamento alla manovra del Pd «se sarà approvata» imporrà «una tassazione del 6 per cento dei ricavi per la cessione di servizi pienamente dematerializzati da parte di soggetti non residenti a soggetti residenti in Italia». È quanto precisa il presidente della Commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, primo firmatario dell’emendamento. «I soggetti oggi non residenti - spiega in una nota - che scegliessero a questo punto di realizzare una stabile organizzazione in Italia, vedrebbero tassata, come avviene normalmente per tutte le società, la base imponibile dichiarata e verificata dall’Agenzia delle Entrate». L’emendamento, spiega Mucchetti, «dà forma giuridica anche agli orientamenti espressi dai quattro principali paesi dell’Unione europea che hanno dichiarato la loro volontà politica di superare l’enorme distorsione della concorrenza oggi rappresentata dall’arbitraggio fiscale realizzato dalle multinazionali del web». L’emendamento è firmato non solo da Mucchetti, ma anche dai due relatori del Ddl, Luigi Marino e Gianluca Susta, e dal presidente della commissione Finanze di palazzo Madama, Mauro Maria Marino, che ringrazio per la collaborazione. «L’appoggio convinto del gruppo del Pd, preannunciato dal senatore Giorgio Santini - continua Mucchetti - sarà decisivo per l’approvazione di questa norma, che mi riprometto di perfezionare ulteriormente con il contributo di tutti quelli che hanno idee utili e interessanti, a partire dagli esponenti del Governo più impegnati su questo fronte. Mi auguro che in questa battaglia di civiltà fiscale, che ha l’appoggio del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, possa realizzarsi la più ampia convergenza possibile in Senato», lo scrive in una nota Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato«.