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La "ripresa" secondo Renzi Chiudono 400 aziende al giorno

I dati di Rete Imprese: "Schiacciati da Fisco e burocrazia"

Quasi 400 imprese chiudono ogni giorno, un numero superiore a quello fisiologico. Segno che la crisi non è finita, in particolare per le Pmi, schiacciate da fisco e burocrazia. È l’allarme di Rete Imprese Italia, associazione che riunisce le confederazioni più rappresentative del mondo delle piccole e medie imprese: Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. Che, in occasione dell’Assemblea annuale a Roma, hanno fatto il punto sullo stato di salute delle Pmi in Italia. Un mondo che, pur rappresentando il 90% delle imprese del Paese - sostengono gli imprenditori - non è sufficientemente supportato dal governo.

«L’Italia è indiscutibilmente un Paese di piccole e medie imprese» dichiara il presidente di turno di Rete Imprese Italia Massimo Vivoli. «Però troppo spesso per la politica restano invisibili. Ancora peggio: quando si parla di loro, è per provvedimenti che non le aiutano. L’incidenza del peso delle tasse sulle Pmi supera il 61%. In media, le sole imposte locali costano oltre 11mila euro l’anno ad azienda». «Le scelte adottate finora dal governo in tema fiscale, col taglio dell’Irap e del costo del lavoro, hanno inciso in modo diseguale fra piccole e grandi imprese, a vantaggio evidente delle ultime. Le Pmi devono invece tornare al centro della politica economica. Anche perché senza il loro contributo, non agganceremo mai una piena ripresa. In primo luogo nel mercato del lavoro». Affermazioni che Rete Imprese supporta con dati: nonostante il contesto difficile - la crisi, dice Vivoli, ci ha fatto bruciare 230 miliardi - a trainare l’occupazione sono state proprio le micro-imprese, con meno di 10 addetti, che sono riuscite a incrementare i posti di lavoro anche negli anni bui della crisi: 375mila in più fra 2011 e 2015. «Dobbiamo abbandonare i pregiudizi e puntare con decisione sulle Pmi, anche per rafforzare export e impulso alla modernizzazione della nostra economia». Per questo, il presidente di Rete Imprese Italia propone un Jobs Act per le imprese: «Un investimento di 5 miliardi, un quarto di quello destinato ai lavoratori dipendenti, per i piccoli imprenditori, collaboratori e lavoratori autonomi, che formano un quarto della nostra occupazione privata, spesso giovani e donne».

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