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Renzi fa il Cav: a settembre leva l’Imu

Il premier giù nei sondaggi pianifica il colpo di teatro dopo l’estate Sgravio totale o parziale LEGGI ANCHE Le nuove parole d'ordine ora sono flessibilità e crescita

Chi lo sente tutti i giorni, e si confronta con lui, racconta di un Matteo Renzi terrorizzato dai sondaggi in picchiata sulla sua politica. Una situazione alla quale non è mai stato abituato. Nella sua carriera politica il segno predominante è stato sempre quello della crescita. Così secondo quanto risulta a Il Tempo a settembre, al ritorno delle ferie, il premier starebbe pensando a un «coup de theatre» per riprendersi una parte della popolarità appannata dalle polemiche che hanno seguito l’approvazione della riforma della scuola mal digerita da una parte del suo elettorato storico. Per far questo Renzi avrebbe intenzione di andare a toccare un nervo scoperto dei concittadini e cioè abbassare la tassa più odiata: quella sul mattone.

 

 

VIA LA TASSA SUL MATTONE

Già, sulla scorta dell’insegnamento berlusconiano, che sul taglio di tasse ha impostato la sua ventennale carriera politica, Renzi starebbe meditando di togliere l’Imu sulla prima casa o meglio la Tasi. Un gesto che dovrebbe far tornare, secondo le indicazioni, il segno più dinnanzi al voto del suo operato. L’idea è ancora allo stato larvale ed ancora indefinita nei suoi contorni ma lo sgravio dovrebbe riguardare esclusivamente la prima casa e potrebbe essere modulato con diverse opzioni. La prima prevede l’abolizione completa del balzello, un’ipotesi difficilmente sostenibile visto che presterebbe il fianco alle critiche della sinistra radicale e della minoranza interna, che da mesi conduce una guerriglia per indebolire il suo potere e ottenere maggiori spazi di trattativa sui provvedimenti.

Così, per superare questo ostacolo, la seconda opzione prevede un innalzamento della soglia di reddito al di sotto della quale l’esenzione di pagamento potrebbe essere parziale o addirittura totale. In entrambi i casi l’effetto sarebbe molto gradito. Dopo gli 80 euro dei quali hanno beneficiato classi di reddito medio basse, lasciare un po’ di contante nelle tasche delle famiglie medio-alte potrebbe dare un’accelerazione ai consumi che lentamente, di pari passo con il miglioramento della fiducia, sono tornati a muoversi.

 

 

I COSTI

L’annuncio a settembre inoltrato avrebbe, se poi concretizzato, anche una ragione economico: il costo dell’eliminazione completa dell’Imu sulla prima casa vale 4 miliardi di euro. E siccome la stessa posta nel bilancio dello Stato deve essere comunque reperita, per non creare buchi nella finanza pubblica, è chiaro che si devono individuare le coperture finanziarie sostitutive. Una ricerca che, a fine anno, è più semplice da fare visto che il grosso delle entrate è già stato incamerato e si può ragionare su flussi più certi. Alla fine, quindi, il taglio della tassa potrebbe essere più facile del previsto. Questo per più motivi. Il primo è che nella fase della stesura della Legge di Stabilità il Tesoro avrebbe quasi terminato la raccolta di fondi sul mercato dei capitali con le emissioni di titoli dello Stato. A quel punto potrebbe ragionevolmente quantificare il «tesoretto» creatosi nelle pieghe del bilancio per il calo dei tassi di interesse al quale si è assistito negli ultimi tempi, salvo la fiammata delle fasi più cruente della crisi greca. I risparmi accumulati potrebbero essere proprio nell’ordine di cifre del gettito della Tasi prima casa. Altro spazio potrebbe arrivare dalle previsioni del Pil più rosee rispetto al previsto che significa più margini di manovra nel rispetto del rapporto deficit/pil e anche più entrate.

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