Sigarette più care. Come sempre
Per il fumo si torna al settembre del 2011. Anno dello spread, dell’addio di Berlusconi al governo e dell’aumento delle sigarette di ben 20 centesimi in un solo colpo. Fatto salvo quell’anno, infatti, i rincari per gli incalliti delle bionde dal 2007 sono stati sempre di dieci centesimi alla volta. Forse per non fare andare di traverso ai fumatori l’amata nicotina. IN ARRIVO IL RINCARO Ebbene ci risiamo. Le accise sui tabacchi saranno ancora ritoccate facendo lievitare i prezzi delle sigarette. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari l’incremento della gabella è prevista in uno dei decreti legislativi della delega fiscale. Il provvedimento, illustrato al comitato ristretto, potrebbe arrivare nel consiglio dei ministri del 10 luglio, e dovrebbe contenere anche misure rivolte alle sigarette elettroniche. Insomma i fumatori rimetteranno presto mano al portafoglio per il riordino delle accise sui tabacchi, in attuazione della delega fiscale. L’obiettivo dell’esecutivo «è quello di una più equa e trasparente redistribuzione del carico fiscale sia sui prodotti da fumo sia su quelli senza combustione», come ha spiegato il sottosegretario all'Economia Giovanni Legnini. IL TREND DAL 2007 Comunque vada, sia motivata da fini sanitari con l’intento di scoraggiare per via del prezzo i fumatori più incalliti, sia per esigenze di cassa e di bilancio, la tassa sui tabacchi si conferma un cavallo di battaglia di ogni governo. Il Tempo ha infatti ricostruito gli aumenti delle «bionde» nel corso degli anni a partire dal 2007. Allora, anno preso a base della serie storica, un pacchetto di fascia alta costava 4 euro. Nel febbraio dello stesso anno la prima stangata di 10 centesimi di aumento. Peggio nel 2008. Nell’anno nel quale fallì la Lehman Brothers, furono due le operazioni di adeguamento dei prezzi da parte dell’erario. A gennaio il prezzo passò a 4,20 e a luglio a 4,30 euro. Stesso trattamento nel 2009, dieci centesimi a febbraio e 10 a dicembre. Arrivando così a 4,50 euro alla fine dell’anno. Più fortunati i fumatori nel 2010, graziati da un solo scatto di 10 centesimi che portò il costo del pacchetto a 4,60 euro. L’erario si rifece però l’anno dopo, nel 2011, quando tra luglio e settembre aumentò i listini di 30 centesimi: dieci a luglio e 20 a settembre. Complice l’attacco della speculazione sui Btp italiani, i fumatori furono tosati a dovere. Per fare cifra a fissa, visto che nel frattempo il costo di un pacchetto era arrivato a 4,90 euro bastò attendere l’anno successivo: 5 euro. Un incremento di un euro netto in 7 anni con un aumento secco del 20%. Un dato difficilmente comparabile con il tasso di inflazione che, negli anni presi in esame, non ha certo corso al galoppo. IL RISCHIO GETTITO Il rincaro delle accise potrebbe però non pagare dal punto di vista del gettito fiscale stimato. Per la prima volta, nel corso del 2013, infatti si è registrato un calo degli incassi del 5% (circa 600 milioni di euro) per effetto anche dell’aumento dell’Iva. Che le sigarette pagano anche sulle accise. Insomma a causa della crisi dei consumi e del cali del potere d’acquisto delle famiglie, la curva della domanda delle sigarette che è stata sempre abbastanza anelastica, ossia al variare del prezzo le quantità vendute non variavano considerevolmente, ha subìto un cambiamento importante. Ora la crescita del costo modifica i comportamenti di consumo. Qualcuno rinuncia per mancanza di fondi. Altri si spostano su prodotti succedanei come le sigarette elettroniche. Non indenni anche loro, però, dalla rapacità del fisco italiano.