Air France si defila e lascia sola Alitalia

Lo avevano fatto capire, i francesi, che l’aumento di capitale per rilanciare Alitalia non lo avrebbero sottoscritto. Così dopo il no al piano industriale dato mercoledì scorso, ieri è arrivata la conferma ufficiale. I francesi si sfilano da un’avventura giudicata rischiosa e costosa. Troppo per i problemi da affrontare in patria tra ristrutturazioni e tagli al personale e con i conti che, sebbene in miglioramento, portano profondi segni della crisi. Parigi ha deciso. Non un solo euro sull’Italia ma solo «un impegno a restare un partner leale e serio, nella continuità della partnership industriale in corso». Le porte non sono dunque chiuse. Air France-Klm, dopo il completamento dalla ricapitalizzazione, intende trasformare le obbligazioni convertibili. Dopo la conversione, ha spiegato una fonte, il colosso parigino dovrebbe arrivare ad avere non più del 10% del capitale della compagnia italiana post-aumento, ben sotto la minoranza di blocco del 20%. Questa operazione permetterà però di migliorare il capitale della compagnia italiana e di mantenere un rapporto forte tra le due società. È quindi stato vano il tentativo di concedere un po’ di tempo ad Air France-Klm, tramite l’allungamento dei termini dell’operazione di ricapitalizzazione, nella speranza di una sua sottoscrizione. L’unico impegno formalizzato da Air France-Klm resta quello di «convertire le obbligazioni convertibili» dopo l’esecuzione dell'aumento di capitale. Ieri, dunque, Air France-Klm ha detto la sua ultima parola sulla sua presenza in qualità di socio forte dentro Alitalia. La decisione annunciata ha ricevuto il plauso della stampa d’oltralpe. La Tribune ha scritto: «Meno male che Air France-Klm abbandona Alitalia». Per «Les Echoes», il no di Air France - Klm all’aumento di capitale di Alitalia «rafforza la probabilità di un fallimento» della compagnia italiana nei prossimi mesi. Non così convinto il ministro Lupi che, sullo scenario futuro, non ha dubbi: «Ora si possono ricercare nuovi partner». E ora si guarda alle nuove piste da battere, dalla Russia alla Penisola arabica.