La ricchezza è nelle mani di poche famiglie

Neldettaglio, alla fine dell'anno scorso il dato aggregato era pari a circa 8.619 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di 140 mila euro pro capite e 350 mila euro in media per famiglia, tornando più o meno sui livelli di fine anni Novanta. L'analisi è contenuta nel Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia, secondo cui dal 2007, quando la ricchezza raggiunse il suo valore massimo in termini reali, la riduzione è pari al 5,8%. Dal rapporto emerge anche che nel 2011 la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita del 3,4% (306 miliardi) e, secondo stime preliminari, nel primo semestre del 2012 sarebbe ulteriormente diminuita, dello 0,5% in termini nominali rispetto alla fine dello scorso dicembre. Inoltre emerge che la ricchezza è sempre più concentrata: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all'opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. A fine 2010 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 9,4% della ricchezza totale, mentre il 10% più ricco deteneva il 45,9% della ricchezza complessiva. Eppure nonostante la crisi abbia eroso la ricchezza nazionale, nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano «un'elevata ricchezza netta», pari, nel 2010, a 8 volte il reddito disponibile, contro l'8,2 del Regno Unito, l'8,1 della Francia, il 7,8 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 5,3 degli Stati Uniti. Inoltre, le famiglie italiane risultano «relativamente poco indebitate», con un ammontare dei debiti pari al 71 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 125 per cento, nel Canada del 150 per cento e nel Regno Unito del 165 per cento). Immediata la reazione delle associazioni dei consumatori. Per il Codacons il dato sulla distribuzione della ricchezza «è sconcertante» e chiede l'introduzione di un contributo straordinario di solidarietà per le famiglie più agiate. Per l'associazione di consumatori «i maggiori sacrifici necessari per risanare i conti pubblici andrebbero chiesti a chi se li può permettere e non certo a quelle famiglie povere che detengono appena il 9,4% della ricchezza totale. Obiettivo non certo perseguibile se ci si ostina ad aumentare una tassa proporzionale e non progressiva come l'Iva».