A rischio Pomigliano e Mirafiori

Laprecisazione della Fiat arriva nel pomeriggio dopo che nell'intera mattinata, a seguito di alcuni articoli di stampa, si erano rincorse le voci sull'intenzione del Lingotto di chiudere gli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano d'Arco. In particolare, il sito Affaritaliani.it ha pubblicato una tabella che riguarderebbe le future produzioni della Fiat in Italia e dalla quale si desumerebbe l'esistenza di un piano di Fiat riguardante la chiusura dei due stabilimenti. Secca la smentita da Torino: la tabella non riflette in alcun modo nè i piani, nè le intenzioni di Fiat. L'azienda ricorda il carattere strategico dei due stabilimenti. «Pomigliano produce da circa quattro mesi la Nuova Panda, vettura di punta del marchio Fiat mentre per Mirafiori il piano, che è stato stabilito e annunciato, prevede la produzione di due modelli: una vettura del brand Fiat a partire da fine 2013 ed una del brand Jeep a partire dal secondo trimestre 2014». Poi ribadisce che «saranno comunicate le produzioni future stabilimento per stabilimento, in relazione all'andamento dei mercati internazionali». E comunque «non esiste alcun piano di chiusura di impianti automobilistici in Italia». Sulla questione è intervenuta, a stretto giro, anche il ministro del Lavoro Elsa Fornero che in una nota ha riferito di un colloquio con l'ad Marchionne e il presidente Elkann dai quali «ho avuto la rassicurazione» che l'ipotesi delal chiusura delle due realtà produttive «non ahnno alcun fondamento». Anzi, dice la Fornero, «hanno ribadito che l'impegno verso il nostro Paese è confermato e rafforzato anche dall'operazione Chrysler». Intanto oggi l'ad Sergio Marchionne presenzierà insieme al presidente della Repubblica serbo, Boris Tadic, al lancio della nuova 500. la presenza della Fiat in Serbia è destinata ad aumentare. Attualmente nello stabilimento serbo lavorano circa 1000 operai, destinati ad incrementare parallelamente alla produzione: entro la fine del 2012 è stimata in circa 40.000 unità, per poi salire fino a 100.000 vetture l'anno. Le rassicurazioni del ministro e dei vertici della Fiat non sono ritenute sufficienti dal sindacato. «Il bon ton tipico dell'azienda piemontese non avrebbe mai permesso di dare segnali allarmanti sulle sue prospettive» afferma il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere che sollecita al governo la convocazione di un tavolo di confronto «sulle politiche industriali che condivida anche con la Fiat i piani e le prospettive degli stabilimenti italiani». Stessa richiesta dal numero uno della Fiom, Maurizio Landini. «Monti convochi immediatamente un tavolo con la Fiat e tutte le organizzazioni sindacali perchè non è accettabile la scomparsa dell'industria dell'auto nel nostro Paese». Ma Giuseppe Farina, segretario generale della Fim, richiama agli impegni presi dal Lingotto. «Abbiamo fatto accordi impegnativi e Marchionne ha garantito la continuità di tutti e cinque gli stabilimenti italiani». «Le preoccupazioni sulla Fiat e sul settore auto - sostiene Farina - riguardano in generale l'industria manifatturiera del Paese, Fincantieri, Merloni e il settore civile di Finmeccanica, tutte in difficoltà in una fase di crisi molto forte in Italia e in Europa. La differenza è che in Fiat c'è un programma di investimento importante, l'azienda ha scommesso sulla possibilità di superare la crisi confermando i cinque stabilimenti italiani».