Banche a rischio con le ricapitalizzazioni

Gliaumenti di capitale infatti possono generare rischi per il controllo delle banche. Ad sostenerlo è stato ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, nel corso di un'audizione al Senato, riferendosi all'attuale situazione congiunturale «Nel caso del settore bancario italiano, che attualmente ha una capitalizzazione molto ridotta rispetto alla media dei grandi paesi europei e rispetto alle disponibilità finanziarie di grandi investitori istituzionali, quali fondi sovrani e fondi di «private equity», gli aumenti di capitale possono generare rischi di veri e propri cambi di controllo» ha spiegato. Cambio di controllo che, ha proseguito il presidente Consob può avvenire con «l'ingresso nell'azionariato di soggetti con strategie di business e obiettivi industriali che non sono preventivamente esplicitati al mercato, come avviene invece in una normale scalata dove l'offerente è tenuto alla pubblicazione preventiva di un comunicato e poi di un documento di offerta». Per questo Vegas ha invitato a «riflettere sulla possibilità di consentire che le operazioni di patrimonializzazione possano essere su di un arco temporale e con scadenze più ampie». Anche perché le ricapitalizzazioni da attuarsi nel breve termine, portano con loro anche un rischio aggiuntivo. Quello di un ingolfamento dei mercati, con evidente minaccia anche per la domanda dei titoli di Stato. Vegas ha puntualizzato di non ritenere che le banche debbano rinunciare a rafforzare la propria struttura patrimoniale. Ma ha messo immediatamente in guardia dal fatto che la realizzazione di consistenti aumenti di capitale entro la metà dell'anno, per rispettare le indicazioni dell'Eba, «crea un pericoloso effetto di sovraffollamento» dei mercati, con possibili conseguenze per la domanda di titoli di Stato. Questa ulteriore richiesta di risorse al mercato avverrebbe infatti in un ristretto arco di tempo in cui si concentrano scadenze di titoli pubblici (circa 186 miliardi di euro da febbraio a giugno 2012) e di bond bancari (circa 79 miliardi di euro). «Gli aumenti di capitale - ha avvertito il numero uno di Consob - potrebbero dunque determinare pericolosi effetti di spiazzamento sulla stessa raccolta bancaria e sulla domanda di titoli di Stato». «Al momento attuale dunque - ha ribadito - la prospettiva di ulteriori aumenti di capitale fortemente diluitivi rischierebbe non solo di rendere difficoltosa la raccolta di nuovo capitale da parte delle banche, ma di determinare quel clima di sfiducia tra gli investitori che potrebbe compromettere, in ultima analisi, l'attrattiva del nostro mercato azionario». Troppa fretta infine porterebbe anche rischi di credit crunch e possibili cessioni di asset svantaggiose.