Grecia più vicina al default. La Ue rinvia gli aiuti

Slitta ancora la decisione sulla prossima tranche di aiuti alla Grecia, attesa per l'Ecofin del 3-4 ottobre. Il Commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn ha detto che i tempi sono ancora lunghi e difficilmente il nodo verrà sciolto dalla riunione dell'Eurogruppo della prossima settimana a Lussemburgo. Più volte Atene ha fatto presente la gravità della situazione e che se non arriverà la sesta tranche di aiuti entro ottobre, non riuscirà a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici. È ormai un mese che la Ue rimanda la decisione sugli aiuti. La Troika (Ue-Bce-Fmi), che deve valutare l'impegno di Atene, fare un rapporto sulle misure e consegnarlo al Consiglio Ecofin per l'approvazione, ha lasciato il Paese all'inizio di settembre perché era lontano dagli obiettivi, e non vi è ancora tornata. E il ritardo significa che le istituzioni internazionali non sono soddisfatte con il programma greco. «Vi sono problemi che riguardano il budget 2011-2012, le riforme strutturali e le privatizzazioni», ha detto il portavoce Ue riferendosi agli sforzi che l'Europa aveva chiesto ad Atene e che ancora non si sono visti. «Si tratta di attuare le decisioni già prese - ha spiegato il portavoce - non di prenderne altre». Ma nonostante la situazione greca si aggravi e l'ipotesi di default sembri inevitabile, l'Europa non è disposta ad andare incontro ad Atene. Il portavoce Ue è stato lapidario: «La data del 3 ottobre (per la decisione sugli aiuti, ndr), non può essere rispettata, la Troika deve avere tempi di andare ad Atene, fare il rapporto e consegnarlo a Bruxelles». Anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, è per la linea della cautela e ha ribadito che prima di fare qualsiasi passo bisogna aspettare i numeri della Troika. Intanto Atene continua a smentire l'ipotesi di un default. «Non ne abbiamo discusso con i partner europei e con il Fmi. Nè si è parlato di un taglio ai rimborsi dei creditori» ha detto il portavoce del governo ellenico, Ilias Mosialos che invece ha parlato della possibilità di un anticipo delle misure di risanamento dei conti. Ed è proprio il ritardo nell'attuazione di queste misure che ha messo in bilico il pagamento di una nuova tranche di aiuti da parte dell'Unione europea e del Fmi. Ma la cautela di Atene si spiega soprattutto con la tensione sociale, altissima, e la minaccia che possa esplodere in proteste più violente di quelle viste finora. Si rischia perfino una rivolta fiscale contro l'introduzione di una patrimoniale sulle proprietà immobiliari. In più zone del Paese, dove il 70% dei cittadini è proprietario di immobili, sta prendendo piede lo slogan «io non pago».