Lactalis sbanca Parmalat Tatò nuovo presidente

Tuttosecondo copione all'assemblea degli azionisti di Parmalat dove si è chiusa ieri la gestione del risanatore Enrico Bondi. La lista presentata da Lactalis (il gruppo francese che ha messo nel mirino l'azienda di Collecchio e che ha quasi provocato una crisi diplomatica tra Francia e Italia) per il rinnovo del cda di Parmalat ha incassato il maggior numero di voti in assemblea, aggiudicandosi nove posti su undici del nuovo board. L'ex manager di Mondadori e di Enel, Franco Tatò, è stato nominato presidente di Parmalat. La decisione è stata adottata a maggioranza. Nel dettaglio la lista Lactalis ha raccolto 510,5 milioni di azioni pari al 62,7% del totale del capitale presente. Quella di Assogestioni, con il 34,85% delle preferenze (280 milioni di azioni) ha eletto l'ex ad di Lavazza, Gaetano Mele e l'ex ad della Tim, Nigel William Cooper. La terza lista, quella dei fondi che a inizio anno avevano raccolto poco meno del 15% del capitale poi ceduto a Lactalis ha raccolto appena 126 mila azioni, pari allo 0,015% e non ha preso nessuno posto in cda. Che per il voto dell'assemblea resterà in carica un solo anno. Una decisione sulla quale si è però astenuta Assogestioni. In questo il risanatore, Enrico Bondi, colui che negli anni scorsi ha lottato per rimettere sul binario una macchina produttiva nella quale si era aperto un buco miliardario, scaricato poi sui risparmiatori, ha usato come di consueto poche parole. Il manager d'Arezzo, che ha lasciato Palazzo Soragna in totale sobrietà a bordo di una Fiat Panda al fianco dell'ex presidente Raffaele Picella, si è limitato in assemblea a fare un breve augurio a nuovi padroni di casa: spero che Lactalis faccia «un cammino fruttuoso e pieno di successi», ha detto. E, sempre a proposito della famiglia Besnier, ha ammesso di essere stato contattato da loro perché gli volevano proporre «la candidatura come capolista, ma ho ritenuto che non sussistessero le condizioni per accettare tale offerta». «Credo comunque - ha chiuso - che Parmalat oggi sia più solida che nel 2003», ovvero rispetto a quando era entrato come Commissario straordinario per risollevare il gruppo dalle ceneri del Crac di Calisto Tanzi. E così in attesa che il nuovo Cda nomini il successore di Bondi, la presidenza è finita nelle mani di Tatò, che è stato nominato a maggioranza e con una remunerazione lorda di 1,3 milioni di euro l'anno (invariata rispetto a quella attuale di Picella). Oltre a lui nel Cda «made in France» entrano altre otto persone. Si tratta del presidente di Lactalis Italia nonché direttore generale di Groupe Lactalis, Antonio Sala - peraltro in pole position per ottenere le deleghe -, l'avvocato Francesco Gatti (rappresentante legale dei Besnier), Daniel Jaouen, e dei consiglieri indipendenti Marco Reboa, Riccardo Zingales, Marco Jesi e Ferdinando Grimaldi Gualtieri. Le minoranze invece sono state conquistate dalla lista numero tre presentata da Assogestioni. In particolare, la lista Lactalis ha ottenuto il 62,77% dei voti, mentre quella di Assogestioni il 34,45 per cento. Soltanto lo 0,01% è andato alla lista dei fondi esteri (Zenit, Skagen e Mackenzie), che non l'avevano ritirata in seguito alla vendita, di tre mesi fa, del 15,3% ai francesi. Al di là del rinnovo dei vertici, l'assemblea è rimasta spiazzata da Lactalis per due votazioni. In primis per quella a sorpresa, proposta dall'avvocato Gatti su richiesta dei Besnier, di accorciare la durata del Cda da tre anni ad uno. La decisione è stata presa per questioni pratiche visto che, è stato spiegato, ci sono molti cambiamenti in vista, a partire dalla chiusura dell'Opa (8 luglio). La seconda riguarda invece il veto posto dai francesi nell'assemblea straordinaria alla proposta del Cda uscente di distribuire ai soci azioni gratuite. Di fatto la manovra non avrebbe comportato effetti significativi rispetto al 28,9 posseduto da Lactalis. I piccoli azionisti si sono indispettiti. Eugenio Roscio, piccolo risparmiatore che ha preso la parola a conclusione dell'assemblea di Parmalat, ha definito la bocciatura della proposta avanzata dal vecchio cda di distribuire azioni gratuite. «Per i piccoli risparmiatori - ha detto - è stata una pugnalata alla schiena. Non era corretto votare contro durante l'assemblea. L'avrete sempre sulla coscienza»