Ipotesi holding per Parmalat

Il decreto antiscalate del ministro Tremonti ha fatto slittare di tre mesi la resa dei conti sul controllo della Parmalat ma allo stato dei fatti difficilmente la situazione potrà essere ribaltata a vantaggio di una ipotetica cordata italiana. I francesi di Lactalis, forti del 29% dell'azienda di Collecchio messo insieme nel giro di pochi giorni, non sono affatto preoccupati dallo stop impresso dal decreto anche se non l'hanno presa bene. «Non si possano cambiare le regole del gioco in corsa» ha lamentato il presidente del gruppo Lactalis Italia, Antonio Sala incalzando: «Le cose importanti sono la difesa dell'italianità delle aziende e non la nazionalità dell'azionista». Poi ha smentito le indiscrezioni che i francesi vorrebbero far cassa. «Si tratta di fantasie della stampa. Non intendiamo vendere Galbani a Parmalat». La cordata tricolore tarda ancora a manifestarsi nonostante l'intenso lavoro svolto da Intesa SanPaolo. Ferrero continua a temporeggiare. Ieri i vertici hanno ripetuto che «l'attenzione per Parmalat rimane se matureranno le condizioni che la rendano possibile». Les Echos ha scritto che Ferrero e Lactalis potrebbero allearsi per prendere il controllo di Parmalat aprendo anche ad altri investitori a cominciare da Granarolo che nei giorni scorsi si era detta pronta a un intervento industriale, non avendo risorse finanziarie da dedicare all'operazione. L'ipotesi è quella di creare una holding di cui francesi e italiani sarebbero azionisti insieme a Intesa che con Bnl (gruppo Bnp-Paribas) darebbero il sostegno finanziario. Resta invece a guardare, per il momento, Unicredit. «Se ci sarà richiesto valuteremo», ha detto l'amministratore delegato di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, ricordando che «al momento la banca non è coinvolta nel dossier». Il quotidiano economico d'oltralpe rivela poi che martedì scorso il patron di Lactalis, Emmanuel Besnier, e Giovanni Ferrero, si sono incontrati per vagliare questa strada. L'amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, ieri ha ribadito che il piano allo studio con Ferrero è di «un progetto industriale di lungo periodo» in cui l'impegno dell'azienda piemontese, anche finanziario, «è uno dei presupposti su cui stiamo lavorando: non è l'unico ma il più rilevante». Il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia ha detto che l'associazione imprenditoriale sosterrà il progetto di una cordata italiana. «Nel rispetto delle regole auspichiamo una soluzione italiana. Ferrero è una grande impresa multinazionale, ha grandi capitali, grandi possibilità». Intanto a Parma si aspetta almeno formalmente la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale prima di prendere decisioni ed, eventualmente, riconvocare il consiglio di amministrazione uscente per fissare una nuova data per l'assemblea.