Trema anche Lisbona

LeonardoVentura Si aggiunge un nuovo elemento di instabilità nel quadro economico internazionale, già provato dalla crisi nucleare e dallo tsunami in Giappone. Le tensioni monetarie in Portogallo, mai sopite in realtà, sono riesplose ieri dopo che nella notte di martedì scorso è arrivato il taglio del rating da parte di Moody's e che la crisi politica ha messo a repentaglio i programmi di stabilità. La combinazione dei due eventi ha fatto balzare i tassi nell'asta di titoli di Stato di ieri. E il governo ha riconosciuto che rendimenti così alti non sono sostenibili a lungo, mentre si prepara all'eventualità di elezioni che potrebbero far saltare in aria il programma di stabilità portoghese. I tecnici del ministero del Tesoro, ieri, sono riusciti a collocare interamente un miliardo di euro di titoli a 12 mesi, ma ha dovuto accettare di pagare agli investitori il 4,33%, quasi trenta centesimi in più rispetto all'asta svoltasi appena due settimane fa (4,05%). Il costo del finanziamento del debito per Lisbona resta al di sotto del record di dicembre (5,28%). La domanda di Bot è stata più che doppia rispetto all'offerta. E il premio di rendimento decennale è di 432 punti (451 il record di novembre). Ma di fronte al rischio di voto anticipato, che metterebbe a rischio il programma di drastica riduzione del deficit, i mercati sono pronti a scommettere su un salvataggio imminente. Che farebbe del Portogallo il terzo Paese, dopo Grecia e Irlanda, a fare ricorso al fondo salva-stati. Moody's, citando «prospettive di crescita deboli», ha annunciato il taglio di ben due gradini del rating, ad «A3»: altri due tagli di uguale entità e Lisbona si troverà nella categoria speculativa «junk» (spazzatura). Pesa, sul giudizio dei mercati, il rischio di elezioni anticipate, che mette in forse la realizzazione dei tagli alle pensioni e agli sconti fiscali annunciati venerdì, e ben accolti da Bruxelles. Il premier socialista Josè Socrates fa appello alla responsabilità dell'opposizione. Ma Pedro Passos Coelho, leader dei Social-democratici del centro-destra dati per vincitori in caso di elezioni, ieri sera ha affermato che «è finita, non si può continuare». E così Socrates, che martedì ha evocato la possibilità di aiuti esterni, ieri ha detto che può aprirsi una «crisi politica» se il Parlamento non approverà la manovra anti-deficit concordata con l'Ue. Il ministro delle Finanze Fernando Teixeira Dos Santos, intanto, ha avvertito che «il costo del debito portoghese è »insostenibile nel lungo termine«. È un paradosso che, dopo il Consiglio europeo che venerdì ha ampliato il fondo salva-Stati abbassando le tensioni dei mercati, ora Lisbona rischi (facendo temere un contagio della Spagna) a causa di ragioni politiche interne. Intanto in Italia l'inflazione torna a volare, risalendo ai livelli di fine 2008, spinta dai prezzi dei carburanti, riscaldati dalla tensioni nel Nord Africa e in Medio Oriente. L'Istat ha infatti confermato per febbraio un aumento dei prezzi al 2,4% su base annua, in forte accelerazione rispetto al +2,1% del mese precedente. A rincarare di più sono proprio i prodotti che rientrano nella spesa quotidiana: oltre al pieno aumentano infatti anche i prezzi degli alimentari.