Il processo per il crac Cirio arriva alle battute finali

Larequisitoria dei pm di Roma si è conclusa con richieste pesanti: 15 anni per Sergio Cragnotti, 8 per Cesare Geronzi, 6 per Giampiero Fiorani, ex presidente della Popolare di Lodi. Considerando anche gli altri imputati coinvolti (tra cui Andrea e Elisabetta Cragnotti, figli dell'ex patron della Lazio, l'avvocato Riccardo Bianchini Riccardi, Massimo Cragnotti e Flora Pizzichemi, rispettivamente altro figlio e moglie dell'ex proprietario del gruppo Cirio e gli ex funzionari della Banca di Roma, Pietro Locati, Remo Martinelli, Angelo Fanti e per l'ex della Popolare di Lodi Giovanni Benevento), la richiesta di condanna ammonta a 221 anni. Trentuno i soggetti coinvolti. La storia del gruppo Cirio, si legge nella requisitoria, è «caratterizzata da un giro imponente di operazioni finanziarie che hanno generato entità ingenti di crediti» tra i vari gruppi. Operazioni finanziarie in cui «sia la destinazione delle somme trasferite ad altre società, sia la gestione e la sorte dei crediti generati, resta misteriosa e non ricostruibile in termini di certezza». A capo di tutto ciò c'era il «dominus» Sergio Cragnotti, «motore di tutte le operazioni». La Cirio finì in default nel 2002 per il mancato pagamento delle cedole sulle obbligazioni da 1,2 miliardi e nel 2003 fu dichiarata insolvente. Circa 35mila i risparmiatori coinvolti nel crac. L'accusa dei pm è di bancarotta. I pm non hanno riconosciuto le attenuanti generiche a causa della «gravità dei fatti contestati». Nella memoria depositata dall'accusa i pm scrivono che «né i dirigenti delle società del gruppo Cirio, né i consulenti contabili della difesa hanno fornito una prova documentale verificabile e completa, che consenta di ricostruire la complessa rete di rapporti finanziari, nei quali le operazioni oggetto di imputazione finiscono col perdersi e dissolversi». I magistrati dicono che il ruolo della Banca di Roma era «di appoggio del gruppo Cirio. Le scelte di Cragnotti erano sempre discusse e condivise con i funzionari della banca». I pm quindi precisano che «il cliente Cragnotti è sempre stato trattato in maniera assolutamente anomala dalla Banca di Roma». Il gruppo Cirio, secondo quanto si legge nella relazione dei commissari giudiziali, possedeva alla fine del 1999 dopo una forsennata campagna di acquisizioni (Del Monte, Bombril e la società sportiva Lazio) costata oltre 640 milioni, un debito superiore al miliardo di euro, di cui l'85% verso le banche. Una somma pari così al fatturato e a circa 2 volte il patrimonio netto. Cragnotti parla di richiesta «assurda» e ha chiesto ai legali a preparare una «risposta adeguata per dimostrare che tutte le operazioni finite sotto processo erano a conoscenza, e furono approvate, dagli organismi di controllo». Geronzi ha detto di confidare in una decisione positiva del giudice che «riconosca la correttezza» del suo operato.