Il rigore dei conti non deve soffocare lo spirito d'impresa

Siè speso molto e si sta lasciando una spiacevole eredità alle generazioni del prossimo futuro. Non voglio entrare nel merito se questo sia il momento di ridurre l'esposizione dello Stato con la probabilità di fermare sul nascere la timida ripresa economica. Le attività produttive però vanno sostenute. Non solo con provvedimenti statali che prevedano incentivi a fondo perduto. Ma anche e soprattutto creando, attorno a chi produce, ambiente e infrastrutture affinché operatori nazionali ed esteri vengano indotti ad investire nel nostro Paese. La nostra penisola ha un territorio diversificato che può attirare. Certamente la manovra, peraltro in atto anche negli altri paesi europei, di ridurre deficit e debito deve essere portata avanti senza indugi e senza tentennamenti causati da sirene corporativistiche. Differenza tra deficit e debito. Quando le uscite superano i ricavi siamo di fronte al deficit. Quello italiano rispetto agli altri partner europei non è tra i più elevati e le manovre governative tendono a riportarlo al 3%: valore imposto dall'Europa. Riguardo al debito questo si rinnova con l'emissione di bond da collocare sul mercato dalla cui fiducia dipenderà il costo degli interessi. La famiglia italiana è mediamente poco indebitata, ma i debiti vanno comunque pagati, altrimenti alla lunga si diventa insolventi. Chi non ha debiti riceve la fiducia e l'Italia la merita. Al di là del disfattismo che viene dall'interno e ora quello interessato che viene dall'estero.