Sono stato, e lo sono tutt'ora, convinto che i nostri concittadini siano molto più adulti di quanto la vulgata voglia farci credere.

Ritengoinfine che l'attenzione del nostro popolo non sia soltanto rivolta a quanto succede sotto le lenzuola ma sarebbe molto più attenta ai reali problemi che ci affliggono quotidianamente solo che se ne parlasse in termini concreti e propositivi. Leggiamo messaggi più o meno trasversali lanciati da e per i cosiddetti poteri forti. Alziamo allora la voce per farci sentire nel silenzio assordante. Il problema dell'agricoltura, troppo spesso considerata Cenerentola, è stato snobbato da chi si è ritenuto impegnato a risolvere problemi economici e finanziari ben più importanti. A chi può interessare il mondo agricolo e rurale che rappresenta un tipo di economia da sottosviluppo? A parte, lo diciamo per inciso, che nel mondo ci sono oltre un miliardo e mezzo di persone che muoiono di fame (anche se gli italiani sono un numero inferiore, da noi c'è chi soffre di indigenza), perché non mettiamo al centro della agenda italiana la agricoltura e tutto ciò che le può ruotare intorno? Senza riandare ad immagini bucoliche con il contadino piegato dietro l'aratro tirato dai buoi, dobbiamo ricordare che quello dell'agricoltore è un lavoro duro e ingrato che rende anche poco per filiere parassite che ingrassano i pochi a danno sia dei produttori che dei consumatori. L'agricoltore può definirsi un benestante povero padrone di una ricchezza, il terreno, che non lo rende ricco. Cominciamo dal credito. Il mondo agricolo è un mondo specializzato dove è presente il concetto famiglia. Famiglia che è tale non soltanto per legame sanguigno ma soprattutto come comunità umana. E quando la famiglia si amplia e si defamiliarizza, l'azienda agricola non respinge ma attrae. Di conseguenza il credito non può che essere mirato, specialistico, se vuole essere al servizio di questo, tra i più importanti, segmenti del mercato. Per dare credito al mondo agricolo non ci si può affidare a scoring o a rating è necessaria la conoscenza dell'uomo e del territorio e il credito va dato «usando pazienza». Bisogna incentivare i giovani a interessarsi al lavoro agricolo; vanno sostenuti i passaggi generazionali, va stimolato l'utilizzo intensivo dell'azienda introducendo, tra l'altro possibilità di produrre energia alternativa attraverso, ad esempio le biomasse che aiutano anche processi ecologici. Va abbellito il paesaggio ristrutturando i ruderi, stimolando l'agriturismo. Vanno sostenuti i mercati degli agricoltori. La terra di proprietà statale va data ai giovani con particolari formule creditizie. Non si deve fare solo assistenzialismo che alla fine è deteriore. Il territorio va responsabilizzato per sfruttare la grande ricchezza che il nostro Paese detiene. Ricchezza che non si utilizza ma si deturpa. Sappiamo che l'attuale Ministro Zaia si stà impegnando con determinazione e passione, siamo a conoscenza che alcuni tra senatori e deputati «sentono» il problema. Stimoliamo le Fondazioni, le associazioni locali a dare priorità al problema agricolo. Nell'interesse del territorio che, in Italia, per la sua storia e conformazione può costituire la pedana di quel rilancio economico necessario per uscire, al più presto, da una crisi causata da finanza e da economia «di plastica». Si ritorni al reale. E, quanto di più reale, se non l'agricoltura?