Ghanem: Libia più aperta e trasparente con il mondo

«La Libia è aperta» esclama Shukri Ghanem dalla sua suite affacciata sul verde di Villa Borghese. Vestito impeccabilmente all'occidentale, l'autorevole capo della Compagnia petrolifera dello Stato della Libia (Noc), svela la nuova Libia a Il Tempo. «Il bene più prezioso che la Libia possa offrire è il petrolio, un elemento necessario al resto del mondo». La stima delle riserve petrolifere della Libia ammonta a 42 miliardi di barili. È la cifra più alta di tutto il Continente africano. «E questo rappresenta il momento più importante di sempre», puntualizza il presidente della Noc. Ma per Ghanem, già Primo Ministro libico tra il 2003 e il 2006, c'è ancora molto da fare. «Nel 1972 il Paese produceva quasi 3 milioni e mezzo di barili al giorno. Ora estrae appena la metà di allora».   Ghanem, dopo la prima visita a Roma del Colonnello, invia al mondo un messaggio, incoraggiando a credere nella Libia. «Stiamo cercando di tornare a 2 milioni di barili al giorno; vogliamo riuscirci in breve tempo con l'aiuto di investitori stranieri. E ci siamo quasi». Mentre un nuovo capitolo si apre, se ne chiude un altro con lo storico accordo sul riconoscimento alla ex colonia italiana dei danni della sanguinosa occupazione. Perciò Berlusconi ha deciso di impegnare in Libia 250 milioni di euro ogni anno per un quarto di secolo in progetti infrastrutturali. «È la prima volta che un Paese colonizzatore riconosce i suoi errori, prevedendo provvidenze per ripararvi» sottolinea Ghanem. E su Berlusconi «Il suo è stato un audace passo avanti, frutto di una buona visione». Un nuovo capitolo. Questo potrebbe spianare la strada a più greggio all'Italia? Ghanem snocciola cifre importanti. «La Libia fornisce all'Italia quasi 340.000 barili di petrolio». È un quarto del fabbisogno italiano. Né per il futuro esistono dubbi sulla disponibilità libica per il nostro Paese: Gheddafi e Berlusconi hanno raggiunto un accordo in tal senso. Ghanem ha poi un grandissimo rispetto per quanto sta facendo il presidente dell'Eni, Paolo Scaroni. «È un uomo che lavora duro per riportare la Compagnia italiana al centro della scena mondiale. E ce la sta facendo». Gheddafi ha nuovamente consentito alle compagnie petrolifere occidentali di estrarre l'oro nero su cui galleggia il Paese africano. Entro il 2015, la Libia produrrà 3 milioni di barili al giorno, 40 anni dopo il picco del 1972. «Nel 2006 il nostro export ammontava a più di 11 miliardi di dollari. Con la revoca dell'embargo assistiamo a una crescita spettacolare» dice Ghanem. «Nel 2008 il nostro export è salito a oltre 50 miliardi di dollari. Petrolio, gas e qualcos'altro». «Altre nostre preziose risorse sono le riserve di gas naturale che oggi ammontano a quasi 1.500 miliardi di metri cubi». Ma secondo gli osservatori le riserve provate potrebbero raddoppiare o anche triplicare negli anni a venire. «L'estrazione quotidiana di gas è al momento pari a un miliardo e 400 milioni di metri cubi al giorno» ricorda Ghanem. «Oggi è un giorno storico. Un capitolo è stato chiuso e se ne apre uno completamente nuovo. E ciò grazie a Berlusconi» annunciò un mese fa Gheddafi nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il Primo Ministro italiano.   Nulla di più personale potrebbe essere tutto questo per Ghanem: suo nonno fu uno dei 1.300 libici che, catturati per caso per le strade di Tripoli, furono mandati in esilio alle isole Tremiti nel 1911. «Fu preso ostaggio mentre stava combattendo per la libertà. Morì prigioniero alle Tremiti. Aveva appena 43 anni e la sua tomba è ancora là». Una storia che colpisce. «Crescendo, pensavo: non dovrà mai più accadere a nessuno». Poi Ghanem torna all'oggi. Ecco le priorità della nuova Libia: «Trasparenza e competizione: perché l'offerta aperta è alla base del mercato mondiale». Il supermanager del petrolio libico ne è convinto «Questa linea di condotta non ha soltanto attratto compagnie di Stati diversi, ma ha pure consentito loro di investire in sicurezza, contribuendo a rendere più concreto il potenziale della Libia. Non è un caso che 50 compagnie petrolifere siano già in Libia, investendo miliardi e miliardi di dollari».«Ti soddisfano le nuove relazioni con le compagnie americane? Ne cerchi ancora di nuove? Qual è il tuo sogno?» Il ritorno dell'America è importante per noi. Al riguardo, il mio sogno è che si possa aprire anche alle piccole aziende, americane e cinesi, evitando di mettere tutte le uova nello stesso cestino. Ma le imprese statunitensi hanno un posto speciale nella nostra storia: sono state le prime a scoprire, le prime a produrre, le prime a esportare. La Libia è il nuovo luogo –stabile e sicuro- per le scoperte nel campo petrolifero, per l'esplorazione e per la produzione»”. Le televisioni rilanciano le immagini della stretta di mano tra Obama e Gheddafi. «Personalmente ritengo che il presidente Obama, grazie alle sue radici e al fatto di esser stato educato con diverse prospettive e idee, capisca meglio i problemi e le aspirazioni del mondo. Penso che, più di qualunque altro presidente americano, aiuterà gli Stati Uniti a comprendere le recriminazioni e le sofferenze altrui». E aggiunge «Noi stessi nutriamo molte attese su di lui. L'auspicio è che possano avverarsi». C'è pure un sogno personale. «Andare in pensione. Vorrei che accadesse in un anno». Ma che lui lasci o prosegua, la sua impronta sul flusso di greggio dalla Libia all'Europa al resto del mondo sarà ancora sentita per molte generazioni. Un'impronta che si avvertirà anche sui molti capitoli a venire.