Dl anti crisi, a rischio il tetto del 4% sui mutui

I mugugni di tutti quelli rimasti con la rata fissa, e che pagano normalmente tassi attorno al 6-7%, rischiano di tramutarsi in altrettante istanze al giudice amministrativo per evidenziare la disparità di trattamento. A quel punto la copertura di bilancio stimata per la misura paracadute a favore dei mutuatari «flessibili» rischia di far saltare i conti. A mettere in evidenza il possibile pericolo sono stati i tecnici del Servizio Bilancio della Camera che hanno anche segnalato, nel corso delle analisi sul testo presentato, dal ministro Giulio Tremonti come i calcoli sugli eventuali beneficiari del bonus familiare sono incerti e «si potrebbero determinare squilibri tra la domanda del bonus e le risorse a disposizione». Il decreto anti-crisi muove così i primi passi alla Camera davanti alle commissioni Finanze e Bilancio riunite in sede congiunta. I tempi stretti per la sua approvazione non impediranno una battaglia tra maggioranza e opposizione sulle modifiche. La crisi economia spingerà per la necessità di rimpolpare le risorse per gli ammortizzatori sociali, con l'obiettivo di alimentare la cassa integrazione per i lavoratori che perderanno il posto. Mentre i deputati dell'opposizione - in particolare Antonio Borghesi dell'Idv e Enrico Farinone del Pd - chiedono di correggere anche la «discriminazione» tra tassi variabili, con il tetto al 4%, e i tassi fissi. La critica di chi ha acceso un mutuo a tasso fisso è motivata. Al tempo della sottoscrizione, infatti, questi hanno accettato la sicurezza di una rata non modificabile nel tempo accettando di pagare un tasso più elevato rispetto ai variabili. In alcuni casi la forbice si è allargata anche di tre punti. Così chi aveva il variabile era guardato con un misto di invidia e risentimento da parte di chi aveva rate costanti. Poi la situazione è cambiata. Il costo del denaro è aumentato per le decisioni della Bce e molte famiglie hanno rischiato il default. Logico l’intervento di Tremonti che ha fissato al 4% il tetto massimo del saggio di interesse sui variabili per tutto il 2009. Ma altrettanto logiche le proteste e la preparazione della carta bollata, per inoltrare un ricorso al Tar chiedendo l’estensione del beneficio, anche da parte dei titolari di prestiti a tasso fisso. Fin qui i mutui. Ma il servizio bilancio della Camera ha anche messo in evidenza l’indeterminatezza delle coperture previste dal provvedimento. I tecnici non hanno nascosto il loro timore sulle modalità di copertura, rappresentate soprattutto da norme incerte come i controlli fiscali e su norme volontarie, come il pagamento dell’imposta per il riallineamento dei bilanci societari.