Unicredit, partenza lenta nel 2008

Amaro, se si considera che nei primi tre mesi dell'anno gli utili sono dimezzati a quota 1 miliardo di euro. E tutto ciò nonostante il fatto che l'esposizione ai terribili mutui subprime sia comunque «risibile» e in calo. Da dicembre a fine marzo le perdite in questo settore sono passate da 164 a 94 milioni di euro. I mercati, molto sensibili di questi tempi a qualunque dato negativo, sebbene avvessero avuto da giorni l'anticipazione dei risultati, non hanno ugualmente gradito e hanno penalizzato sensibilmente il titolo nelle contrattazioni di Borsa. In chiusura la perdita è stata del 2,89% a quota 4,79 euro, in un contesto, tuttavia, di decisa debolezza del settore in tutta Europa. La prima assemblea post-integrazione si è comunque trasformata in una riunione fiume, con tanti punti all'ordine del giorno, oltre che interventi e domande di moltissimi soci. Tra i temi sui quali si è dovuto confrontare Profumo, anche alcuni di particolare attualità come Alitalia («non siamo direttamente interessati, ma se si dovessero presentare opportunità da parte dei clienti, valuteremo») e il capitolo della vendita della AS Roma al miliardario americano George Soros («non siamo coinvolti nella eventuale cessione di asset di Italpetroli»). Nel 2007, ha spiegato l'ad presentando agli azionisti la relazione sul bilancio dello scorso anno (chiuso con un utile in rialzo del 9,4% a 5,9 miliardi), Unicredit ha avuto «la capacità di creare valore e di realizzare gli obiettivi prefissati anche in contesti non facili». E quanto al ritorno per gli azionisti in futuro, ha assicurato che saranno mantenute sia la redditività sia la politica dei dividendi (0,26 euro di quest'anno per le azioni ordinarie). Anche per il presidente del gruppo Dieter Rampl gli «indicatori finanziari sono solidi, positivi» e il gruppo «ha dimostrato una elevata capacità di funzionamento anche in un contesto di mercato difficile». Ma le note dolenti sono emerse soprattutto nei primi tre mesi del 2008, con l'utile diminuito del 51%, colpito dall'impatto negativo dell'investment banking. Basti pensare che la divisione mercati e investimenti (Mib) ha accusato una perdita secca di 1 miliardo di euro, di cui 642 milioni per svalutazioni del portafoglio Abs.