Confsal in sciopero il 16 aprile

Ma disponibile alla concertazione prendendo parte attiva agli incontri a Palazzo Chigi con il Governo istituiti il 22 marzo su crescita ed equità. «La Confsal alza i toni della protesta con la proclamazione del secondo sciopero, dopo quello del 7 dicembre 2006, ma al tempo stesso è fortemente impegnata nella concertazione per risolvere le stesse questioni su cui si incentra la sua piattaforma rivendicativa di lotta» spiega a Il Tempo, il segretario generale Marco Paolo Nigi. L'organizzazione che guida proclama lo sciopero generale anche se giudica "incoraggiante" l'esito dei primi incontri avviata dal Governo a Palazzo Chigi. Non le sembra una contraddizione? «Sembra ma non lo è. La nostra presenza attiva a Palazzo Chigi e la protesta si basano entrambe sulla preoccupazione dei lavoratori e dei pensionati riguardo il recupero del potere d'acquisto dei redditi da lavoro dipendente e delle pensioni presenti e future e la stabilità del posto di lavoro. La protesta e l'attività concertativa costituiscono, in questo particolare momento politico-sindacale, strumenti paralleli, complementari e decisivi per il perseguimento dei medesimi obiettivi». Sul rinnovo dei contratti del settore pubblico e privato qual è la vostra rivendicazione? «I contratti di 3,5 milioni di lavoratori pubblici sono scaduti da 15 mesi e il Governo, cioè il datore di lavoro, non ha ancora risolto la questione della esigibilità e della negoziabilità, oltre che della congruità, delle risorse finanziarie per i rinnovi contrattuali. La Confsal chiede al Governo immediati atti formali risolutivi del problema e il pronto avvio dei negoziati. Il rinvio dei contratti pubblici costituisce da sempre la strategia dei poteri forti per congelare anche i contratti di 11,5 milioni di lavoratori del settore privato. La nostra rivendicazione è quella di tutti i lavoratori che chiedono un immediato ed equo rinnovo dei contratti». Il suo punto sulla riforma del sistema previdenziale e pensionistico italiano? «Al momento non esiste una proposta ufficiale del Governo, che dovrà presentarla inevitabilmente al tavolo di Palazzo Chigi. Quando ci sarà la valuteremo. Al contrario, si conoscono le posizioni dei sindacati maggiormente rappresentativi. La Confsal fonda la propria proposta sulla volontarietà, sull'incentivazione e sull'estensione della previdenza complementare ed esclude tassativamente la disincentivazione e la revisione al ribasso dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo». Sulla precarietà del lavoro che cosa vuole aggiungere? «La Confsal punta decisamente su una mirata manutenzione della legge Biagi, in relazione agli esiti della sua esperienza applicativa, e sull'introduzione di nuovi ammortizzatori sociali complementari. Per quanto riguarda il precariato nel pubblico impiego la Confsal giudica la situazione insostenibile sia per i livelli richiesti della qualità dei servizi pubblici sia per le prospettive dei lavoratori interessati. Per questo abbiamo chiesto un piano di stabilizzazione per settore, dalla scuola all'università, dalle regioni e autonomie locali alla sanità e ai ministeri». I tre tavoli concertativi di Palazzo Chigi potranno dare risposte sufficienti? «Certamente, a condizione che esista la volontà del Governo di favorire una mediazione, la più alta possibile. Comunque, le legittime aspettative della Confsal vanno oltre l'equa soluzione delle emergenze della vertenza». economia@iltempo.it