di PINO GIULIETTI «IL TICKET non lo prendiamo, ma le offriamo il caffè».

È il «no ticket day» proclamato da Fipe-Confcommercio, cui hanno aderito anche Fida e Anseb, per protestare contro una sentenza del Tar del Lazio che annulla alcune parti del Dpcm che disciplina il settore, per contestare commissioni e sconti che erodono il valore dei buoni pasto e sostenere un'adeguata normativa del comparto. Dopo l'annullamento, all'inizio di quest'anno, da parte del tribunale amministrativo di alcuni punti del decreto del 2005, i ristoratori temono che il settore ripiombi nel caos. «Quel decreto - ha detto Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio - disciplinava il settore imponendo giusti comportamenti a tutti gli attori: società emettitrici, datori di lavoro, lavoratori ed esercenti», ma «purtroppo una sentenza del Tar del Lazio ha dato ragione ad una società ricorrente nel nome di una maggiore libertà di mercato». Cancellando però, in questo modo, «parti fondamentali del Dpcm, creando un danno grave e irreparabile al settore, tornato a non avere alcun genere di regola». Altro elemento di protesta - ha spiegato Stoppani - «è che dello sconto sempre più alto richiesto ai datori dai lavoro, il lavoratore non beneficia affatto». Inoltre «la commissione che viene richiesta all'esercente dalla società emettitrice, non avendo più tetti, rischia di essere alzata sempre di più fino a costringere l'esercente ad uscire dal mercato». Insomma - ha concluso il presidente della Fipe - «un mercato non è un mercato se è privo di controllo». A dire «no al vuoto normativo sui buoni pasto», è anche Anseb, il cui presidente Sandro Fertino però, sembra non sposare, almeno nella forma, lo slogan della giornata. «Pur comprendendo le ragioni della protesta dei ristoratori, più che di un "no ticket day" avremmo bisogno di un "sì ticket day" - ha affermato infatti - Il buono pasto è un meccanismo virtuoso che nella sua corretta applicazione porta benefici a tutti gli attori coinvolti: consumatori, esercenti, aziende e, non ultimo, lo Stato. Il nostro appello è rivolto soprattutto ai grandi committenti, in particolare a Consip per la P.A., ma anche agli istituti bancari, alle assicurazioni e alle grandi aziende. A loro chiediamo di tutelare nella loro politica di acquisto il valore del buono pasto, come del resto previsto da una norma del Dpcm che non è stata censurata dal Tar». economia@iltempo.it