Giornalisti/ Il comunicato della Fnsi

Gli organismi della Fnsi, delle Associazioni Regionali di Stampa e di tutte le strutture del Sindacato dovranno valutare attentamente il salto di qualità dell'offensiva degli editori contro le regole definite tra le parti e contro il diritto alla contrattazione sostenuto dal Presidente della Repubblica. Non è dato sapere se la Fieg, costituita con le risorse degli editori, abbia versato una parte di queste risorse agli editori stessi per ottenere la mezza pagina pubblicitaria. Quello che è certo è che i giornalisti non hanno una analoga possibilità perché la pubblicità se la dovrebbero pagare. Il tono del messaggio è aggressivo, talvolta pesante, con affermazioni false oppure comunque tendenziose. Ci limitiamo a sottolineare che, proprio di fronte ai cambiamenti del sistema dell'informazione, la Fnsi ha proposto nella sua piattaforma modifiche tendenti a valorizzare il ruolo del giornalismo libero contro la tendenza delle aziende a subordinare il prodotto agli interessi puramente commerciali, a quelli privati dei proprietari delle imprese editoriali (quasi sempre estranei all'informazione stessa), a quelli dei poteri economici e politici di riferimento. La Fieg ammette che il Sindacato dei Giornalisti non ha al centro della piattaforma un forte aumento retributivo, ma nega la verità e cioè che la Fnsi propone nuove norme che mirano a dare dignità al lavoro autonomo, dei precari sfruttati e ricattati, e a difendere l'autonomia delle redazioni. La Fnsi ha dato disponibilità a discutere la propria piattaforma, ad affrontare tutti i problemi, compresi quelli delle flessibilità del lavoro e della struttura della retribuzione. Certo, non si può chiedere ad un Sindacato di rinunciare alle regole e di tagliare il salario dei propri rappresentati di oltre il 30 per cento. D'altra parte, la Fieg rifiuta il confronto, respinge i reiterati inviti del Governo al dialogo, esaspera il conflitto a livello nazionale e aziendale. Gli editori non difendono il posto di lavoro dei giornalisti, 2800 dei quali sono oggi iscritti alle liste di disoccupazione, ma cerca di ottenere la possibilità di avere mano libera nell'utilizzo dei freelance e precari e di strumenti che cancellino le regole e i valori della professione giornalistica. Gli editori attaccano così la qualità dei loro stessi giornali e, di conseguenza, proprio quel diritto dei cittadini ad essere informati che a parole rivendicano e nei fatti negano.