di MARCELLA MERLO CAPITALIA non può continuare a crescere da sola, deve pensare a un'alleanza.

Rimasta sola dopo aver rifiutato negli ultimi mesi il corteggiamento di Intesa e aver detto no, come ha rivelato a settembre il suo presidente, Cesare Geronzi, anche alla proposta di un'aggregazione arrivata proprio dal gruppo olandese (Capitalia rischiava di diventare «la divisione retail» di Abn, aveva spiegato Geronzi), la banca deve ora riconsiderare la sua linea d'azione. «Capitalia dovrà rivedere la strategia stand alone», ha osservato Groenink, senza peraltro fornire indicazioni, in particolare, sull'ipotesi che un'aggregazione possa passare attraverso un asse con la banca padovana, controllata dalla stessa Abn. «Finora è stata una strategia molto efficace per ristrutturare la banca e renderla più profittevole, ma Capitalia dovrà rivedere le strategie come tutte le altre banche italiane», ha dichiarato Groenink. Del resto, che il clima nel settore sia favorevole alle alleanze è sotto gli occhi di tutti, come è chiaro, per il banchiere olandese, che col passare del tempo sempre meno istituti potranno mantenere la propria autonomia. Quanto ai vertici di Capitalia, «sono molto interessato a capire come vedono il loro futuro, ne parleremo nei prossimi mesi» quando, ha detto, «presenteranno le loro strategie agli azionisti». La prima occasione per fare il punto sul fronte delle strategie cade comunque più a breve termine è la riunione del patto di sindacato, fissata mercoledì prossimo, ufficialmente per mettere a punto la lista dei candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Lo ha fatto capire Matteo Arpe alla vigilia, presentando i conti trimestrali («molto buoni, nel range delle altre banche estere», ha commentato oggi Groenink). L'amministratore delegato di Capitalia pur sottolineando che «non fare nulla o buttarsi a capofitto in una operazione sono entrambe cattive strategie», aveva riconosciuto che la banca «è sia interessante che interessata» al risiko e non le mancheranno le opportunità.