Le Borse Ue brindano a Bernanke

Le sue parole ieri a proposito di una possibile pausa nel ciclo rialzista dei tassi d'interesse negli Stati Uniti hanno messo le ali a tutte le Borse del Vecchio Continente. Così dopo i recenti cali i mercati di tutta Europa hanno ingranato la marcia e recuperato quasi 165 miliardi di euro (164,138 miliardi). Questa è almeno la stima dei guadagni registrati ieri in termini di capitalizzazione dalle 600 principali società del vecchio continente che compongono l'indice Stoxx 600. Uno scatto in avanti che ha riportato le fiducia tra analisti e investitori dopo le batoste che si erano abbattute sui corsi azionari all'inizio dell'estate. Dopo cinque mesi di crescita costante, gli indici avevano toccato il loro massimo annuo il 10 maggio scorso. Da quella data è iniziata la correzione, che ha preso come spunto proprio le preoccupazioni per gli aumenti dei tassi d'interesse. A questo si è anche aggiunta il timore per i rialzi record del prezzo del greggio, aggravati nell'ultima settimana dalla grave crisi in medio oriente tra Israele e Libano. La fiducia degli investitori è ritornata non solo a Milano dove il Mibtel ha messo a segno un rialzo del 2,18% a 27.543 punti e l'S&p/mib del 2,27% a 35.980 punti. Bene è andata anche a Parigi in cui l'indice di riferimento, il Cac40, ha chiuso la seduta con un progresso del 2,37% a 4.846,54 punti, sopra la soglia chiave dei 4.800. A Londra, poi, il Ftse100 ha messo a segno un rialzo dell'1,69% a 5.778 mentre a Francoforte il dax30 ha archiviato la giornata con un rialzo del 2,64% a 5,539,29 punti. Quanto alla parole che hanno riportato l'euforia sulle piazze finanziarie il numero uno della banca centrale degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per i segnali di rallentamento dell'economia americana e i rischi dovuti al petrolio record. Ma, ed è stata questa una musica per le orecchie degli operatori, Bernanke ha fatto intendere un ribasso dell'inflazione core e un possibile slittamento della politica rialzista dei tassi d'interesse. I mercati hanno dunque avuto la sensazione - subito apprezzata dalle contrattazioni - che nelle prossime riunioni della Fed (in agosto ma più probabilmente a settembre) possano non esserci nuovi rialzi dei tassi di interesse.