Coppola non cede la quota in Mediobanca

«È stata acquistata in un'ottica di diversificazione di lungo periodo. Il valore di carico e la potenziale plusvalenza sono buoni ma terremo la quota per i prossimi anni», ha spiegato ieri l'immobiliarista. «Una piccola parte della quota è in pegno e se dovessi venderla domani ci farei centinaia di milioni», puntualizza Coppola, tornando a sottolineare che non è suo interesse entrare nel cda: «non mi interessa partecipare alla vita attiva della banca, non saprei fare meglio del management attuale». Coppola ha poi annunciato l'intenzione di procedere a nuove diversificazioni. «Abbiamo 500 milioni di capitale fresco» e «non è detto che, in un futuro prossimo, non si possa entrare in altri campi, che non siano il nostro core immobiliare o le banche». Copopola ha aggiunto di essere pronto «a qualsiasi opportunità che il mercato possa offrire», oltre agli investimenti già realizzati nel settore bancario (Antonveneta e Bnl). «Il nostro core rimane l'immobiliare, ma le diversificazioni vengono valutate con un occhio attento. Ora - ha specificato riferendosi al credito - ci stiamo focalizzando su altri settori importanti». Nella lunga conferenza stampa convocata per contestare un articolo pubblicato ieri sul settimanale «Il Mondo» l'immobiliarista si è soffermato soprattutto sui rapporti del gruppo e della quotata Ipi con Bpi e Bnl. Per quanto riguarda l'ex Antonveneta, che secondo «Il Mondo» avrebbe bloccato la vendita infragruppo di 2 stabili a Roma (uno dei quali è la sede dell'Antitrust di piazza Verdi), Coppola ha spiegato che si tratta di immobili che facevano parte di un lotto acquistato e che poi, i 2 in questione, «sono stati portati a patrimonio personale». L'ipoteca che insisteva su questi immobili - ha spiegato ancora - «non poteva essere frazionata», per cui lo stesso istituto ha erogato un mutuo a Coppola dello stesso importo. E in questo modo - è la tesi di Coppola - «Bpi ha dato piena fiducia» all'imprenditore. Al centro del contestato rapporto con Bnl è invece un finanziamento bullet, per circa 95 milioni, che l'istituto di via Veneto aveva concesso alla società torinese Lingotto, di cui in un secondo momento il gruppo Coppola è diventato maggiore azionista (ad oggi detiene circa il 99,5%). Un finanziamento che ora Coppola starebbe trattando, «perché ne vogliamo uno di un altro tipo». E che già mesi fa, se la banca non avesse approvato il piano industriale formulato per la valorizzazione dei 260 mila metri quadrati dell'area, Coppola sarebbe stato disposto ad estinguere. G. Lom.