di PINO GIULIETTI LA CORSA inarrestabile del petrolio, che ha sfondato venerdì i 75 dollari a New York ...

I maggiori produttori di petrolio, Arabia Saudita inclusa, e i maggiori consumatori, tra cui Cina e India, si confrontano sul modo con cui fronteggiare il caro-petrolio che, secondo quanto ribadito anche dai rappresentanti del G7 a Washington, rischia di compromettere seriamente la crescita economica mondiale. I ministri delle finanze dei maggiori Paesi industrializzati hanno anche insistito sulla necessità di investimenti «cruciali» nella esplorazione e produzione. L'ultima scia record del barile, che ha messo a segno da inizio anno un incremento del 23% e dell'86% da inizio 2004, è legato allo lo spettro di un eventuale conflitto tra Usa e Iran, che porterebbe al blocco delle esportazioni del quarto maggior produttore mondiale (4 milioni di barili giornalieri), diminuendo di un terzo le esportazioni dal Medio Oriente. Una prospettiva devastante per l'economia mondiale, in un quadro di equilibrio già risicato tra domanda - spinta dallo sviluppo delle economie emergenti, Cina in testa - e offerta. L'Agenzia internazionale dell'Energia, tramite il suo direttore generale Claude Mandil, ha fatto sapere di essere pronta, in caso di stop dell'export iraniano, a coprire il buco con le sue riserve strategiche per almeno quattro anni. Mandil ha tuttavia osservato come il problema maggiore a livello mondiale sia la mancanza di capacità di riserva. Secondo il presidente del Venezula Hugo Chavez, un'invasione in Iran «metterebbe fine al già precario equilibrio in Medio Oriente e il prezzo del petrolio potrebbe schizzare a 100 dollari barile». Gli analisti si attendono in generale che i prezzi continueranno a crescere la prossima settimana e indicano come la soglia psicologica dei 100 dollari possa essere raggiunta a breve. Il rally è innescato non solo dalla crisi iraniana, ma anche dalla mancanza di scorte di benzina negli Usa (in flessione del 4,6% rispetto a un anno fa e la scorsa settimana precipitate di 5 milioni di barili, anche per le nuove norme ecologiche che ne rendono più difficile la produzione), e dal persistere della guerriglia in Nigeria, che ha decurtato del 20% le esportazioni del maggior produttore africano. Oggi i membri dell'Opec si vedranno in una riunione informale a margine del Forum, da cui non si attendono però novità sul fronte di misure tese ad arginare il caro greggio perchè i membri Opec non lo ritengono appunto su livelli di allarme.