di GAETANO PEDULLÀ CI SONO pochi casi a Piazza Affari in cui l'incertezza fa bene alle quotazioni di un titolo.

Figuriamoci poi se sono in discussione la ricomposizione degli assetti azionari in seguito al flop di un maxi prestito: una cambiale da 3 miliardi che l'azienda ha già fatto sapere candidamente di non poter onorare. Questo è il caso della Fiat, che il 20 settembre prossimo dirà alle banche finanziatrici (da Banca Intesa a Unicredit, da San Paolo Imi a Capitalia e poi molte altre) di non avere i soldi per rimborsare il prestito concesso tre anni fa. Un prestito erogato su pressione del governo e sotto la spada di una piazza in rivolta, per il rischio default del Lingotto e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. Le banche, ben coscienti della crisi mondiale dell'auto e del ritardo industriale accumulato dal Lingotto, si tutelarono in qualche maniera, riservandosi la possibilità di trasformare il prestito in azioni. Un paracadute moscio, visto che agli attuali valori di mercato la riconvesrione farebbe perdere una bella fetta dei soldi spediti a Torino. Fatto sta che adesso le banche possono decidere se e quanto riposizionarsi nel capitale Fiat. E se è improbabile che Passera, Profumo, Geronzi e tutti gli altri decidano di levarsi il vestito gessato da banchieri per mettersi la tuta da metalmeccanico diventano loro malgrado i primi azionisti del Lingotto, è possibile che qualche novità arrivi nell'assetto del gruppo. Novità che potrebbe anche essere funzionale a un assalto all'azienda degli Agnelli. Mentre sul mercato si sprecano da settimane voci di scalate improbabili a Mediaset o a Telecom, in Italia ci sono poche società così facilmente scalabili come Fiat. Il punto è chi può voler mettere il cappello su un gruppo che da anni brucia ininterrottamente valore? Poche settimane fa si era fatto il nome di Roberto Colaninno (che ha subito smentito) e di Carlo De Benedetti (che proprio per questo motivo avrebbe riconvertito la sua Cdb Web Tech, trasformandola in una società paracadute per gruppi in difficoltà). L'ingegnere, che con gli Agnelli ha più di un conto aperto, sarebbe persino arrivato a suggellare la pace con Berlusconi (invitato in un primo momento ad entrare nel fondo salva-imprese) pur di conquistare l'azienda dove era stato amministratore delegato per appena cento giorni. Ma pure De Benedetti, dopo aver fatto girare un po' le voci, si è fatto indietro. Tutte queste smentite, però, non avrebbero convinto del tutto il mercato, che da alcuni giorni sta scommettendo pesante su una possibile contendibilità del Lingotto. Solo nelle ultime due sedute il titolo ha guadaganto più del 5% (ieri +3,26%), e alla chiusura delle contrattazioni ha toccato quota 7,2460 euro: quasi il massimo dell'anno. A destare attenzione è l'enorme quantità di titoli scambiati (ieri sono passate di mano 29 milioni di azioni, pari al 3,6% del capitale votante). Ma chi compra? Certo, ci sono anche piccoli risparmiatori che stanno acquistando per una scommessa sul rilancio del gruppo (il 5 settembre sarà presentata la nuova Punto). E grossi investimenti sono mossi di sicuro dagli hedge found, sempre pronti a speculare sui titoli contendibili. C'è poi chi ipotizza che a comprare sia lo stesso azionista Ifil, che punterebbe così a ridurre la diluizione della propria quota (che dovrebbe passare con la conversione delle banche dall'oltre 30% attuale a poco più del 22%). Ma c'è anche un'altra ipotesi, e cioè che a comprare siano mani forti e per ora poco desiderose di pubblicità. Di sicuro, comunque, in tanti sperano di speculare sui possibili aggiustamenti nel capitale. Così nella versione risparmio, Fiat è salita del 3,26% a 6,7230, mentre le privilegio hanno terminato in rialzo del 2,94% a 6,4810. Dopo la prudenza dei giorni scorsi ha intanto alzato la testa anche Ifi (+1,50% a 12,95), mentre Ifil ha termina in rialzo dello 0,79% a 3,584 (+0,91% a 3,421 le Ifil risparmio).