Fiat Melfi, si tratta ma la Fiom punta i piedi

Dopo lo sciopero generale proclamato dalla Fiom a sostegno delle ragioni degli operai lucani (70% di adesioni secondo il sindacato, 13-15% per Federmeccanica), in serata le parti sono tornate a riunirsi in una maratona che è durata fino a notte fonda. Alla fine «la trattativa sulla Fiat di Melfi e sull'indotto partirà oggi nel pomeriggio a Roma», ha detto il segretario confederale della Cgil, Cantone. Da parte sua intanto la Fiat si è detta disponibile ad aprire il confronto sulla Sata di Melfi immediatamente dopo la rimozione dei blocchi ai cancelli. Il segretario generale della Fim, Giorgio Caprioli è stato duro. «Sono stati persi cinque giorni». Ma resta il problema dei presidi attorno all'area industriale in cui sorge lo stabilimento Sata. Il giudice civile di Melfi Angela D' Amelio ha emesso altre sette ordinanze alla Fiom Cgil di sgomberare i blocchi posti all' accesso dell' area industriale. Il giudice ha accolto sette richieste fatte con provvedimento d' urgenza dalla Fiat Auto (per il mancato arrivo dei materiali a Mirafiori), dalla Sevel (per il mancato arrivo dei materiali nello stabilimento della Val di Sangro), dagli operatori logistici Tnt-Arvil, Arcese Bonzano, e dalle società dell' indotto Itca, Smp e Overtrans. Nel ricorso delle aziende era stato anche chiesto che l' ordinanza fosse estesa a 11 tra dirigenti e delegati sindacali ma il magistrato non ha accolto la richiesta. «Sui blocchi deciderà domani mattina (oggi ndr) un'assemblea di tutti i lavoratori dello stabilimento di Melfi della Fiat e delle aziende dell'indotto», ha annunciato ieri il leader della Fiom, Gianni Rinaldini mentre il numero uno della Cisl PezzOtta reclamava una decisione già ieri. Anche il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Biglieri ieri aveva messo la Fiom difront a un aut aut: «Se non tolgono i blocchi - afferma - l'azienda non si si siede, vedano loro». Ma Rinaldini ha replicato che siccome oggi comincia il negoziato vero, oggi si decide sui blocchi. Cartina al tornasole della tensione che si vive a Melfi è, d'altro canto, anche quanto sta accadendo in casa Ugl, il sindacato vicino ad An, dove i sei delegati dello stabilimento di Melfi hanno anche ieri detto di essere intenzionati «ad andare avanti», nonostante il segretario nazionale, Domenico Fresilli, abbia definito conclusa l'esperienza dei blocchi. La Fiat ha mantenuto la bocca cucita mentre si intrecciavano i giudizi sullo sciopero generale di quattro ore proclamato dalla sola Fiom: per Rinaldini c'è stata una «grande adesione», per Cremaschi è stato un «clamoroso successo» ma per Federmeccanica la «protesta non è riuscita». Ma, al di là della solita guerra di cifre tra sindacato e azienda, anche i giudizi delle altre organizzazioni sindacali non sono stati positivi. «I dati che abbiamo è che non è andato granchè bene in tutta Italia», ha affermato Pezzotta. Anche per il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi lo sciopero è fallito ed è un segnale che va privilegiato il dialogo. Intanto si fanno i conti di quanto sta costando alla Fiat questo blocco della produzione. Sono circa 26.000 le vetture perse dall'inizio della sospensione della produzione a Melfi che ha poi costretto anche gli altri stabilimenti a fermarsi per il mancato arrivo di componenti dalla Basilicata. Anche oggi si profila un' altra giornata senza lavoro in tutte le fabbriche. A Mirafiori lavoreranno gli addetti alle linee della Thesis, dell' Alfa 166 e della Lybra.