Patto di stabilità, l'Ecofin decide le sorti

Così fonti diplomatiche a Bruxelles descrivono la suspence che circonda il Consiglio dei ministri Economici e Finanziari (Ecofin), che inizierà stasera con la riunione dell'eurogruppo, per proseguire formalmente domani. In effetti, il Consiglio, sotto la presidenza di turno del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e con la partecipazione di Romano Prodi che, fatto eccezionale, accompagnerà il commissario agli Affari economici e monetari, Pedro Solbes, si troverà a decidere di fatto sulle sorti stesse del Patto di stabilità. Una situazione difficilissima: il Consiglio avrà in agenda i due grandi «imputati» sul fronte del deficit, la Francia e la Germania, decise a impedire il passaggio, richiesto dalla Commissione europea, alle ultime due tappe previste dal Trattato prima delle sanzioni, in base all'articolo 104.8 e 104.9 del trattato (constatazione di inadempienza e richiesta di misure aggiuntive). A questo punto si tratterà di capire anzitutto se si potranno evitare danni troppo gravi al Patto con una soluzione che probabilmente sarà da trovare forse al di fuori dalla normale procedura del patto. «I ministri - ha commentato Solbes - si trovano a dover prendere la decisione più critica dall'introduzione dell'Unione monetaria». Una quadratura del cerchio sarà esplorata già stamattina dagli sherpa del Comitato economico e finanziario del Consiglio. Una cosa appare certa: se si dovesse andare al voto, la Germania e la Francia potrebbero contare su una minoranza di blocco alla quale partecipano il Lussemburgo, secondo indiscrezioni la stessa Italia, e probabilmente la Spagna. Anche Londra appoggia Parigi e Berlino, e questo è decisivo in quanto sul punto 104.8 possono votare anche i paesi non euro (al contrario di quanto accade per il 104.9). Dalla sua la Commissione ha solo tre piccoli Paesi: Austria, Paesi Bassi e Finlandia. Già nei giorni scorsi i ministri delle Finanze di Francia e Germania, Francis Mer e Hans Eichel, hanno respinto le richieste avanzate dall'esecutivo di Bruxelles. Il quale ha concesso ai due Paesi (che anche nel 2004, per la terza volta consecutiva, avranno un deficit superiore alla soglia massima del 3% del pil indicata dal Patto) un anno in più, dunque il 2005, per riportare il disavanzo sotto il tetto massimo. Intanto, ieri il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, ha esortato l'Ue a mostrarsi compatta e a dare priorità alla politica economica comune. A suo avviso, se non si vuole affossare la timida ripresa in corso in Europa bisogna chiedere garanzie a Francia e Germania, ma è altrettanto necessario evitare di innescare un conflitto che danneggerebbe tutti. Per il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, a Bruxelles «occorre raggiungere un compromesso» perché nessuno può permettersi una spaccatura, nè Francia, nè Germania, nè la Commissione, nè la presidenza italiana: sarebbe la pietra tombale sulla conferenza intergovernativa».