Ifil incassa una plusvalenza mentre Ifi riduce i debiti

L'Ifil, la nuova holding operativa del gruppo dopo il riassetto varato nel mese di aprile, prevede di chiudere il 2003 con l'utile della capogruppo (il 2002 presentava una perdita di 516 milioni) e incassa una significativa plusvalenza di 23,1 milioni (25,1 a livello consolidato) dalla vendita del 25% di Sifalberghi ad Accor al prezzo di 32 milioni. Intanto l'Ifi riduce l'indebitamento netto, pari a 287,2 milioni al 31 agosto contro i 436,4 milioni di fine giugno. Per l'Ifil, presieduta da Gianluigi Gabetti, il semestre si è chiuso con un risultato consolidato negativo di 45 milioni contro un utile di 59 milioni del corrispondente periodo 2002 che aveva beneficiato di significative plusvalenze su cessioni di partecipazioni realizzate dalla controllata Worms. L'intero esercizio 2002 presentava a livello consolidato una perdita di 367 milionio. Il patrimonio netto consolidato del gruppo Ifil risulta in crescita (dai 2.708,1 milioni del 31 dicembre 2002 ai 3.636 milioni del 30 giugno 2003), sostanzialmente per effetto del conferimento da parte di Ifi delle partecipazioni in Fiat, SanPaolo Imi, Juventus e Soiem nell'ambito del riassetto del gruppo. Anche per l'Ifi, presieduta da Umberto Agnelli, il primo semestre presenta una perdita consolidata pari a 130 milioni di euro che deriva sostanzialmente dalla quota di pertinenza della perdita del gruppo Fiat nel primo trimestre (110,8 milioni). Nel corrispondente periodo del 2002 la perdita consolidata di Ifi era stata di 75 milioni.