Alitalia in crisi taglia personale e servizi

E una ristrutturazione dei costi anche dura, che inevitabilmente porterà a robusti tagli dle costoi del lavoro e ad interventi per il miglioramento della produttività aziendale. Sta in 78 paginette, quelle delle «Linee guida del Piano industriale 2004-2006», la ricetta di Francesco Mengozzi (più che sua, dei consulenti americani) per fare uscire Alitalia da una crisi che sembra sempre più pesante. Basti considerare la situazione finanziaria e di mercato emersa dalla semestrale approvata ieri dal consiglio di amministrazione presieduto da Giuseppe Bonomi: una perdita netta di 315 milioni di euro e un risultato operativo negativo per 266 milioni. Anche il valore della produzione nel primo semestre del 2003 è stato pari a 2.193 milioni di euro, in calo del 7,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non migliori i dati sull'indebitamento finanziario netto,, aumentato dal 31 dicembre 2002 di 290 milioni di euro, per raggiungere i 1.198 milioni del 30 giugno 2003. Una situazione difficile comune alle principali compagnie aeree europeee e internazionali, strette dalla crisi di traffico post 11 settembre e dalla agguerrita concorrenza delle low cost. Mengozzi pensa che una delle vie di uscita sia proprio quella dell'alleanza a tre con Air France e Klm. Ma l'unione di tre compagnie statali (la Klm è controllata dalla corona, ma è la stessa cosa) non è semplicissima, e forse nemmeno la ricetta più utile per uscire dallo stallo. Nel piano industriale si avverte d'altra parte che con uno scenario inerziale, senza interventi socialmente sensibili sul costo del lavoro, le perdite sono destinate ad aumentare ed arrivare a sfiorare i 460 milioni di euro a fine 2006. Secondo la tesi dei consulenti americani di Mengozzi (che qualche malumore hanno causato con il loro intervento all'interno dell'azienda, stravolgendo la bozza di piano manageriale originaria) non saranno «perseguibili le opzioni strategiche che prevedono una razionalizzazione dell'offerta e un ridimensionamento del posizionamento, dal momento che, se da un lato consentono un recupero di redditività attraverso la focalizzazione delle rotte più profittevoli, dall'altro posssono comportare forti rischi di marginalizzazione e di ulteriore perdita del market share, amplificata nel caso di limitate azioni di riduzioni di costi». La compagnia non potrà continuare «in assenza di azioni strutturali di riduzione die costi, in quanto essa prospetta un sicuro e drastico peggioramento di una situazione di redditività già fortemente critica. Ne deriva che anche l'opzione di sviluppo comporta comunque una inevitabile generazione di esuberi - anche nelle aree quali i processi e le strutture di staff e supporto- quale indispensabile misura per riallineare la struttura dei costi al profilo dei ricavi». Nel piano, insieme agli esuberi, si annunciano «azioni di incremento della produttività delle risorse». Industrialmente è previsto il sempre maggiore assorbimento di Alitalia cargo in Air France Cargo e una razionalizzazione della flotta. Per quanto riguarda i passeggeri, sono previste riduzioni di prezzi attraverso la progressiva eliminazione dei canali di intermediazione e distribuzione, ma anche una riduzione dei «servizi di bordo per i voli di durata inferiore alle due ore».