Eti: dopo l'acquisto Bat nel mirino di S&P Anche la Borsa boccia l'operazione: il titolo perde il 3% e tocca il minimo degli ultimi due mesi

La vendita dell'Ente tabacchi ha fruttato allo Stato italiano 2,3 miliardi di euro, una somma doppia rispetto a quella attesa dal governo, e considerata troppo elevata dalla maggior parte degli analisti. Soci di Bat, nella cordata vincitrice della gara, la controllata di Confcommercio Axiter e FB Group, la società del Gruppo Franco Bernabè che detiene e gestisce tutti gli interessi del gruppo nei settori della consulenza finanziaria, telecomunicazioni e media, informatica, e-Learning ed energie alternative. Fondato nel 2000 da Franco Bernabè e Giovanni Stella, il Gruppo Bernabè ha come obiettivo imprenditoriale la ricerca e la valorizzazione di iniziative innovative. All'indomani dell'asta, la cordata ha raccolto più di una stroncatura per la propria condotta nell'affare: tanto per cominciare la borsa londinese ha bocciato drasticamente il titolo della Bat, che scende ai minimi da due mesi a questa parte, ovvero a 615 pence nelle fasi di apertura, per quotare in mattinata 622 pence, in calo del 3%. Duro anche il giudizio degli analisti: due report di JP Morgan e Morgan Stanley definiscono troppo elevato il prezzo pagato dal gruppo anglo-americano. Per JP Morgan l'esborso di 2,3 miliardi euro da parte della cordata ha superato di almeno 800-900 milioni le stime, mentre Morgan Stanley parla di acquisizione «strapagata». Gli analisti di Morgan Stanley prevedono inoltre che il titolo rimarrà «probabilmente sotto pressione in quanto gli investitori resteranno scettici finché non verrà concluso un altro processo di privatizzazione o finché Bat non avrà fornito maggiori dettagli su come prevede di avere un adeguato rendimento da questa operazione». Ma la compagnia finisce anche nel mirino di Standard and poor's. L'agenzia Usa ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating a lungo termine del gruppo, spiegando che «l'importo in contanti della transazione, pari a 12 volte l'ebitda di Eti, e l'importanza attribuita da bat al valore per l'azionista, probabilmente impediranno al gruppo di ritrovare un profilo finanziario in linea con l'attuale livello di rating nel breve termine». A giudicare poco oculata la spesa della compagnia acquirente è anche il Financial times, che ieri ha sottolineato come il prezzo pagato per Eti sia del 50% superiore a quello offerto dai concorrenti, e il doppio rispetto alle attese del stesso tesoro italiano. Secondo il Financial Times la Bat «sembrava la meno favorita in quanto la partner dell'Eti nella distribuzione e produzione, l'arci rivale Philip Morris, è probabile metta fine agli accordi». E Bat non dice quanto «la Philip Morris abbia contribuito ai 190 milioni di euro di guadagno prima di tasse, interessi, deprezzamento ed ammortamenti» che l'Eti dovrebbe registrare a settembre. Il rischio maggiore per la Bat,secondo il Financial Times è che si distrugga «la percezione che il management è capace di creare valore riciclando la liquidità in eccesso».