IL RAPPER

Emis Killa torna sul palco, in concerto all'Atlantico di Roma

Fabrizio Finamore

Rapper seguitissimo con quasi tre milioni  di fan sui social, conduttore televisivo e radiofonico, autore di un libro “Bus 323. Viaggio di sola andata”, Emis Killa, tra gli artisti più seguiti della scena rap italiana, presenterà dal vivo i brani dell’ultimo disco “Terza Stagione” in due attesi concerti in programma lunedì 20 marzo all’Alcatraz di Milano e lunedì 27 marzo all’Atlantico di Roma. Tra successi musicali, editoriali e televisivi, come vive questi ultimi anni di grandi risultati? “Li vivo con piacere ma anche con una certa ansia, oggi basta fermarsi un attimo che ti passano davanti, c’è tanta concorrenza ora tra i giovani… Quando sono emerso io con il mio primo disco, il contesto era decisamente diverso. Non mi resta che continuare a fare bella musica sperando che la gente continui a seguirmi”.   In occasione del loro live all’Atlantico recentemente Guè Pequeno e Marracash sul tema dell’importanza della Rete e dei Social Network per la diffusione della loro musica ci hanno detto: “Non è una questione solo musicale. Oggi i social sono importanti per tutti, anzi fondamentali. Bisogna adeguarsi ai tempi che cambiano, alle nuove generazioni, ora se non sei social non puoi fare nulla”. Emis Killa che ne pensa a riguardo? Concorda? “Direi di sì, oggi i social network si utilizzano per tutto, anche per comunicare tra amici o in famiglia, hanno agevolato la comunicazione ma a mio parere la hanno anche un po’ atrofizzata, la gente non ha più voglia di stare al telefono, si mandano solo messaggi e questo non è sempre un bene. Per quanto riguarda la musica devo dire che i social mi hanno aiutato molto perché mi hanno permesso di diventare grande in poco tempo senza l’aiuto di una casa discografica importante. Oggi con la presenza dei social non si può più parlare di talenti non scoperti, chiunque può avere una sua occasione. E’ quasi impossibile rimanere nell’anonimato se realmente te lo meriti, se hai qualcosa in più degli altri. Allo stesso tempo c’è il rovescio della medaglia: esistono anche casi che obiettivamente valgono poco ma che grazie alla Rete riescono comunque ad avere un grande seguito”. Nesli, Clementino, Raige: che impressione le ha fatto vedere diversi suoi “colleghi” del mondo del Rap sul palco di Sanremo?  “Sono loro amico e nel momento in cui vanno a Sanremo gli auguro il meglio, ma confesso che non amo molto le contaminazioni Rap-Sanremo, continuo a pensare che siano due mondi che debbano restare separati. Quel palco inevitabilmente condiziona, è normale che anche un rapper nel momento in cui va a Sanremo si debba adeguare a certi clichè”.