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Fenomenologia di Eco, genio e conformismo

Eclettico Grande filosofo e infaticabile esploratore del Medioevo LUTTO Una vita di lotta (con ironia) ai giornali macchina del fango

Fenomenologia di Eco, genio e conformismo

Umberto Eco

Umberto Eco: genio e "regolatezza". Il genio è indiscutibile. Il grande filosofo, lo studioso di San Tommaso, l'instancabile esploratore della cultura medioevale in tutti i più segreti recessi; l'acuto semiologo che intuisce caratteri e possibilità di sviluppo, limiti e contraddizioni del linguaggio mass-mediatico, e di tutto questo scrive con perspicacia ed ironia; lo scrittore sapiente che coniuga la profondità delle sue conoscenze specialistiche con il fascino della creatività. E con la densità di uno stile in grado di coinvolgere tanto gli accademici quanto il lettore "medio", attratto dalle suggestioni del "lontano" e del "profondo". L'Eco- soprattutto l'Eco del " Nome della rosa", tutto questo è stato e ha saputo dire e fare, per tutto questo la sua nicchia nella storia della letteratura se la merita. E una nicchietta se la merita anche lo smagliante polemista che, intrecciando estri e paradossi, e manovrando con impertinente intelligenza l'alto e il basso, ha confezionato per "L'Espresso" una rubrica di godibile lettura come "La bustina di Minerva" (le "bustine" le rileggeremo a giorni, nella raccolta "Pape Satàn Aleppe", edita da La Nave di Teseo).

Ma eccoci alla "regolatezza". Eco, a nostro avviso, è stato l'intellettuale più conformista del dopoguerra. Conformista nel senso di "conforme" al "pensiero unico" delle élites che contavano. Un intellettuale che più "organico" non si può al "sistema" dei "padroni del pensiero". Quelli che la "rivoluzione" la fanno dai loro privilegiati scranni, sapendo di poter giocare sull'immunità, perché ciò che dicono, essendo il Verbo dell'"intellighentsia", ha un peso.

Eco è stato il perfetto "oppositore di Sua Maestà", il personaggio imponente e autorevole di fronte al quale la Sacra Maestà sbeffeggiata si inchina, perché non c'è insofferenza che tenga di fronte a chi fa tendenza. Insomma Eco è stato il migliore interprete di quel "senso comune" che "pesa", e dunque "giudica" e "manda". Anche all'inferno e senza ritorno. Come avvenne con l'incendiario Gruppo 63 che bruciò i romanzi di Bassani e di Cassola, che da famosi divennero famigerati. Eco fu tra quelli che stilarono basi teoriche e liste di proscrizione. Tuttavia della scrittura tumultuosamente sovversiva del Gruppo 63 resta poco o nulla mentre i romanzi di Eco restano, anche se il loro impianto narrativo è nettamente classico ed ha assai poco a che fare con le avanguardie.

Non vogliamo accusare Eco di aver detto ai suoi "descamisados": "andate avanti, cretini". Ma lui, dopo aver lanciato il sasso, ha tirato indietro la mano. Non gliene facciamo una colpa: essendo un bravissimo prof., consapevole del potere legato all'"immagine", Eco ha saputo consolidare il suo "potere", consolidando la sua "immagine", con tutti i ritocchi via via necessari, nel segno e nel senso della "rivoluzione". Ma ben guardandosi dall'agire davvero come "spirito libero" : gli spiriti liberi non hanno baronie, stanno ai margini, frequentano vinti, reprobi e proscritti. Gente come quel commissario Calabresi che Eco ed altri 756 interpreti del "senso comune" sovversivo o, se si vuole, del Sistema dell'Antisistema, bollarono come assassino di Pinelli dalle colonne dell'"Espresso" nel 1971, facendo propria la "vulgata" colpevolista di Lotta Continua e degli altri gruppuscoli.

Si potrebbe dire che Eco, avendo mandato al diavolo, ancora giovanotto, la sua fede cristiana, la sua ammirazione per San Tommaso e la sua militanza nell'Azione Cattolica, non abbia mai avuto motivo di sentirsi "peccatore" in pensieri, parole, opere e omissioni, così come "dottrina" prevede. E c'è da scommetterci che non si sia mai sentito in debito dal punto di vista dell'onestà intellettuale, della serenità di giudizio, della ricerca della verità o quanto meno dell'obbiettività, per quanto umanamente possibile. Però- e forse è questa la "condanna" che si portava addosso- Eco non è mai riuscito a sottrarsi alla fascinazione dei valori e dell'"immaginario" che si sforzava di demolire. Si leggano (o si rileggano) con pazienza "Il nome della rosa", "Il pendolo di Foucault", "Il cimitero di Praga". Bene, "da che parte " sta Eco? Ci crede o non ci crede agli Inquisitori, ai Templari, al Graal, agli esoterici camminamenti, ai complotti, alle congiure, ai Protocolli dei Savi Anziani e al dominio mondiale dei Superiori più o meno Sconosciuti? O finge di smascherarli per meglio mascherare la misteriosa "eco" di una mai obliata idea del mondo e della vita?

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