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Beppe Fiorello: «Interpretando Mancini ho capito i veri eroi d’Italia»

L'attore ieri sera sul palco ha presentato al Fiction di Rai1 "Io non mi arrendo" sull'ispettore che portò alla luce la terra dei fuochi e poi morì di tumore

Beppe Fiorello: «Interpretando Mancini ho capito i veri eroi d’Italia»

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Quando mi hanno raccontato la storia di Roberto Mancini, il poliziotto morto due anni fa dopo una lunga malattia, ho capito una volta di più che gli eroi di questo Paese sono uomini normali, ma disposti a battersi fino all'estremo in nome della società civile. Con la sua meravigliosa ostinazione, Mancini portò alla luce la tragedia della «terra dei fuochi». Indagando su una piccola banca del centro Italia, scoprì un'abnorme attività legata alla compravendita di terreni in Campania, lì dove venivano sversate impressionanti quantità di rifiuti tossici. E non si trattava di nascondere caramelle sotto un divano: interi Tir carichi di materiale estremamente nocivo viaggiavano per le nostre autostrade fino a destinazione, e in molti casi venivano direttamente seppelliti, senza che neppure fossero scaricati, in queste gigantesche fosse. Com'è stato possibile, mi chiedo, che nessuno si fosse accorto di questi traffici? Cosa raccontavano agli abitanti di quei paesi dove oggi non c'è famiglia senza un morto da piangere o un malato di tumore in casa? Ma vado oltre: questa vicenda dimostra che non c'è limite alla follia autodistruttiva dell'uomo, perché molti dei politici coinvolti e dei camorristi che gestivano la speculazione sono finiti anche loro al cimitero. Mancini capì per primo quanto fosse vasta la rete di connivenze attorno a questa devastante realtà, e lavorò con passione e coscienza per portare avanti le indagini prima che fosse troppo tardi. Perché quei veleni, che lui era andato a scavare con le proprie mani, lo avrebbero presto o tardi ucciso, e lui se ne rendeva conto. C'era sempre qualcuno che rallentasse la sua azione, qualcuno votato all'insabbiamento delle prove, o a mettergli i bastoni fra le ruote. Così, mi sento onorato nell'interpretare la sua figura nella fiction che Raiuno manderà in onda domani e martedì in prima serata: «Io non mi arrendo» non è la biografia di un ostinato uomo di legge, ma è la storia di noi tutti. Non possiamo dimenticare che l'orrore dei rifiuti tossici coinvolgeva un mercato ortofrutticolo della zona, tra i più importanti d'Italia. Che secondo gli inquirenti gli eterni ritardi nel completamento della Salerno-Reggio siano dovuti proprio all'interramento di questo materiale lungo l'autostrada. E che l'Italia è piena di altre «terre dei fuochi»per esempio al Nord-Est.

Mancini aveva un cruccio: «Spero che tra vent'anni», diceva allora «a bonificare quelle terre martoriate possano essere gli stessi che sversarono i veleni». E oggi, come sappiamo, c'è la partita degli ingenti fondi Ue. Però non vorrei che questa vicenda raccontata nella fiction sia percepita come luttuosa: Roberto era un uomo spiritoso e brillante anche nei momenti più tragici. Sua moglie Monika, coinvolta in una sceneggiatura totalmente aderente alla realtà, mi ha fatto un gran complimento sul set, quando recitavo una scena drammatica di suo marito alle prese con la chemioterapia. Con gli occhi lucidi mi ha detto: «Ecco, ora potrei innamorarmi di nuovo». Del suo Roberto.

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