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Storie di un neurochirurgo che ha scoperto la forza della gratitudine

«Ti regalo le stelle» è un titolo che promette meno di quel che mantiene. Il neurochirurgo si racconta dopo una vita passata in ospedale a trattare con quella meravigliosa e mostruosa creatura che è...

«Ti regalo le stelle» è un titolo che promette meno di quel che mantiene. Il neurochirurgo si racconta dopo una vita passata in ospedale a trattare con quella meravigliosa e mostruosa creatura che è il cervello. Così potente e pure così delicato da richiedere umiltà infinita in chi vi si avvicini per sfioralo e guarirlo. Giulio Maira ha lavorato in Vaticano ed è conosciuto come l’uomo dei miracoli al servizio dei rappresentanti di Dio in terra, i Papi. Per 16 anni ha vissuto e operato alla Cattolica di Roma, è ancora il Neurochirurgo del Vaticano e ha alternato la scrittura di oltre trecento pubblicazioni scientifiche a tredicimilacinquecento interventi in sala operatoria. Ha incontrato gente di tutti i tipi. Ha risollevato potenti, come Scalfaro, Andreotti, Cossiga e Menotti, ma soprattutto ha conosciuto persone che si sono dovute confrontare con la potenza della fragilità. Maira s’è preso il meglio dell’eterna gratitudine ricevuta e qui racconta la sua vita da un punto di vista poco sfruttato: la gratitudine stessa. Per la filosofia orientale è l’inizio di ogni vita degna d’esser chiamata tale, in occidente è scarsamente frequentata al punto che spesso, dover essere grati a qualcuno per una buona azione ricevuta, diventa un peso insopportabile. Maira, uomo di fede cattoloica, poetizza e profetizza il grazie alla vita che l’ha reso bravo e famoso con il suo contributo quotidiano di figlio d’arte, entrato bambino in sala operatoria con il padre in un paesino piccolo piccolo dove si pensava ai poveri con rispetto, severità e dignità. Poi trasformati in definitiva dedizione, infine raccontata senza veli. Con l’entusiasmo di chi ha visto troppe volte in faccia la morte per non sapere che sfidarla serve a poco. Meglio considerarla per quello che è: una alternativa certa alla vita. «Fin da quando ho visto operare per la prima volta mio padre ho capito che la chirurgia deve essere anche bellezza ed eleganza» perché fare il chirurgo, ricorda lo scienziato, non significa affatto avere la ricetta giusta e immutabile, fare il chirurgo significa soprattutto essere capace di cambiare il punto di vista durante un’operazione che può salvare dalla malattia, ma, anche cambiare la vita del paziente riducendogli o togliendogli qualche abilità considerata marginale solo da chi non l’ha perduta. Il libro sarà presentato oggi alla Biblioteca Angelica in piazza Sant’Agostino 8 a Roma. L’appuntamento è alle 18,30 con l’autore, Livia Azzariti, Maria Latella e Gianni Letta. Ospiti d’onore la scienza e quanti sono capaci di riconoscerne il volto amorevole.

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