Luca De Filippo Figlio del palco

È cresciuto sulle tavole del palcoscenico, Luca De Filippo, accanto al padre Eduardo, sempre esigente e protettivo con questo figlio a cui intendeva lasciare la sua eredità umana e professionale, ed è ora davvero difficile annunciare la sua morte così precoce rispetto a quella dell’amato genitore cha ha rappresentato per lui un costante mentore e modello. A soli 67 anni si è spento ieri nella sua casa romana, dopo un breve ricovero per la diagnosi di un male incurabile. Nato a Roma il 3 giugno del 1948 dalla relazione tra il maestro del teatro e la soubrette torinese Thea Prandi, aveva esordito a soli otto anni nel ruolo di Peppeniello nella commedia "Miseria e nobiltà” del nonno Eduardo Scarpetta. Dopo la morte della madre e della sorella Luisella, era rimasto a dodici anni solo con un padre sessantenne che gli scriveva piccole parti per portarlo con sé in scena. In una delle sue ultime apparizioni teatrali, Eduardo lo fece salutare dal pubblico, ricordando come fosse stata dura la sua vita: «Si è presentato da sé, è venuto dalla gavetta, dal niente, sotto il gelo, delle mie abitudini teatrali, quando ero in palcoscenico a provare o a recitare». E la lezione dura e autentica dell’arte scenica, Luca l’aveva imparata da subito: nel suo vero debutto teatrale, a vent'anni, ne "Il figlio di Pulcinella” aveva usato lo pseudonimo, Luca Della Porta per non apparire allo scoperto. Poi però ha lavorato a lungo con il padre sia in teatro sia in tv: da "Filumena Marturano” a "Non ti pago”, con cui avrebbe dovuto debuttare a Milano il 10 novembre, ma è stato sostituito da Gianfelice Imparato per quella che sembrava una discopatia, da "Il sindaco del rione Sanità” a "Napoli milionaria!”, senza dimenticare "De Pretore Vincenzo”, "Le bugie con le gambe lunghe”, "Uomo e galantuomo”, "Natale in casa Cupiello”, "Gli esami non finiscono mai”, "Le voci di dentro”, "Sik-Sik l’artefice magico”, "Gennareniello”, nonché il pirandelliano "Il berretto a sonagli”. Nel 1981, dopo il ritiro del padre, ha fondato "La compagnia di teatro di Luca De Filippo", con cui ha affrontato "Uomo e galantuomo”, "Non ti pago”, "Il contratto”, "Penziere mieje”, la regia di "Ditegli sempre di sì” e "L’Arte della commedia” con Umberto Orsini coprotagonista, che nel 1990 ha diretto ne "Il piacere dell'onestà” di Pirandello. Ha anche sconfinato dal repertorio partenopeo con "La casa al mare” di Cerami, di cui ha curato anche la regia, con "Tuttosà e Chebestia”, con "L'esibizionista”, scritto e diretto da Lina Wertmuller e con "L'amante” di Harold Pinter con Anna Galiena. Al cinema ha recitato in "Come te nessuno mai” di Gabriele Muccino, "Venuto al mondo” di Sergio Castellitto e "La stoffa dei sogni” di Gianfranco Cabiddu, omaggio alla commedia napoletana. Sposato con Carolina Rosi, figlia del regista Francesco, dal 2013, ha condiviso con lei tante avventure teatrali. Nella missione affettuosa e impegnativa di onorare la memoria del padre, divulgandone le opere nel mondo, ha creato una Fondazione De Filippo, contribuendo in maniera decisiva alla riapertura del Teatro San Ferdinando di Napoli, il teatro di Eduardo. «Sono molto colpito» ha commentato Umberto Orsini. «Stasera gli dedicherò lo spettacolo "Il prezzo». Ricordo una persona straordinaria, tenera, gentile, civile come pochi in questo mestiere. L’ammiravo molto, era mio amico e sono vicino a Carolina. È stata una perdita improvvisa e prematura. L’avevo visto un mese fa a Napoli. Gli volevo bene». Commossa Lina Sastri, che fu con lui Filumena Marturano: «Non ho ricordi in questo momento. Ho solo un dolore così profondo che non posso parlare di nulla». Schivo, riservato, disincantato, abituato a interiorizzare tutto, Luca era sobrio ed elegante nella recitazione, non imitando il padre, nonostante la crescente somiglianza fisica. «Sono stato bravo a tenere sempre le cose separate: Eduardo maestro e Eduardo padre» aveva detto. «Deve aver fatto proprio un bel lavoro per essere così a lungo ricordato. Mi ha trasmesso l’idea che il teatro in ogni sua forma, comica, drammatica o poetica, debba avere un rapporto stretto con la società e con il mondo in cui si vive. I suoi temi sono però, e perciò, universali perché le nostre problematiche sono sempre le stesse e non cambiano mai». Ieri De Filippo è stato ricordato con un minuto di silenzio al Teatro San Carlo, e nel giorno dei funerali sarà lutto cittadino a Napoli. Per il premier Renzi Luca è stato «degno erede del padre». E il ministro Franceschini: «La sua scomparsa ci priva di un grande interprete della scena italiana».