Ciao Dina, star della critica de Il Tempo
Se c’era un sole nel firmamento della critica cinematografica era Dina D’Isa. Una giornalista, una donna, attenta, sensibile, solare. Il destino e una malattia feroce l’hanno portata via alla sua famiglia, ai suoi lettori e a noi giornalisti de Il Tempo che, in tanti anni di frequentazioni, interviste e articoli insieme avevamo imparato a conoscerla e ad amarla. Dina aveva 57 anni ed era una delle più apprezzate e conosciute critiche cinematografiche del nostro Paese. Il suo volto sorridente, incorniciato dai capelli biondi, è apparso centinaia di volte in tv, la sua voce, inconfondibile, volava sulle onde della radio e le sue cronache apparivano tutti i giorni sulle colonne de Il Tempo, il suo quotidiano. Sempre presente a tutte le principali manifestazioni sul mondo della celluloide, da Venezia a Cannes, dalla Festa del Cinema di Roma ad ogni prima, aveva un occhio preciso, acuto e scanzonato grazie al quale promuoveva o bocciava tutto quello che passava sul grande schermo. La particolarità dei suoi giudizi era in un senso tutto personale dell’arte cinematografica, che riusciva però a coniugare con i gusti del pubblico più ampio. Di certo era lontana da quello stereotipo di critico che parla solo con se stesso di film che poi, terminate rassegne e festival, nessuno va a vedere. Dina D’Isa aveva il polso del grande pubblico. Come quando, ormai tanti, troppi anni fa, discorreva, con passione, di un film d’amore gay, snobbato un po’ da tutti, «che avrà sicuramente successo». «Ma di chi è questo film?» le chiedevano distrattamente i colleghi. E siccome era di Ang Lee, «quello di Hulk», il discorso finiva lì, con un po’ di noia e una punta di supponenza. Poi «I segreti di Brokeback Mountain», di Ang Lee, «quello di Hulk», nel 2005 vinse il Leone d’Oro, subito dopo tre Oscar e tanti altri premi da non poterli enumerare tutti. Per Dina D’Isa non esistevano film di prima o seconda categoria: nella sua professione non metteva nemmeno l’ombra del pregiudizio o una briciola di supponenza. Lei guardava tutto e tutti, sempre con gioia ed entusiasmo e poi raccontava il film al «suo» pubblico. Le piacevano il cinema d’autore, l’horror e la fantascienza, sapeva capire quale tipo di persona avrebbe scelto un film e sapeva bene come consigliarla, prevedendone le reazioni. I suoi giudizi avevano sempre un fondo vivace di umorismo e dopo aver «assaggiato» un film correva anche ad intervistare il regista, a raccogliere le battute degli attori e dei tecnici, per dare a chi la leggeva e l’ascoltava un panorama completo di quella particolare pellicola. Così facendo infrangeva tutti i giorni le polverose liturgie giornalistiche che separano chi si occupa di critica da chi invece fa cronaca o riporta battute. Vaglielo a dire, a Dina, che ognuno si deve occupare del suo «settore». Se aveva un qualcosa da raccontare lo raccontava e basta. Al diavolo le liturgie. Aveva iniziato a scrivere, tanti anni fa, proprio sulle colonne de Il Tempo, a dare prova della sua acutezza con la rubrica «La dolce vita». Una cronaca scanzonata delle feste, gli incontri, i cocktail della Capitale quando Roma era ancora il crocevia dello show business mondiale. Poi tante esperienze, che si sommavano a quelle precedenti: una capatina nel mondo della recitazione e tante prove come scrittrice che le avevano dato grandi soddisfazioni. Aveva vinto il premio Presidenza del Consiglio e il Premio Fregene per il romanzo «Oltre il confine della notte», edito da Vallecchi. Si era distinta anche come saggista, con diversi titoli: «Il pensiero verde» (Laterza), «Sport e Mass Media» (Laterza), «Dialoghi con Alberto Moravia» (Newton Compton Editore). Ha curato la regia teatrale dello spettacolo «Lei dunque capirà», dall’omonimo racconto di Claudio Magris. È stata nel Comitato Direttivo Lazio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Dina D’Isa aveva collaborato con la Fondazione Ente dello Spettacolo alla realizzazione del focus «Cinema e Religioni» e all’Evento Speciale dedicato a Mauro Bolognini nelle ultime due edizioni di «Tertio Millennio Film Fest». Il suo contributo alla critica cinematografica si è esteso anche alla radio e alla televisione: spessissimo ospite delle cronache cinematografiche di Gigi Marzullo su Rai Uno, sapeva sempre dare un tocco lieve e intelligente ad ogni analisi e commento. Affranto Marzullo la ricorda come «una collega puntuale, preparata e sensibile». Cinematografo le dedicherà un pensiero venerdì. Tra i molti, su Twitter ne piange la scomparsa Ezio Greggio, che ricorda Dina come «grande giornalista di cinema de Il Tempo e grande donna. Mi mancherai al mio Festival,un bacione». Dina D’Isa era, sopra ad ogni altra cosa, una donna forte, che affrontava ogni momento della sua vita con solare entusiasmo. Certe volte si lamentava, con il sorriso sulle labbra, degli orari impossibili di certe proiezioni, poi correva in sala. Ha lavorato, come sempre, con passione e dedizione, fino all’ultimo. La cerimonia funebre sarà celebrata oggi, alle 11 al Santuario della Scala Santa; Dina sarà sepolta a Santa Maria Capua Vetere, suo paese di origine.