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Il fondamentalismo gay di Elton John

«Vergognatevi per aver attaccato la fecondazione in vitro» Dolce: «Sono cresciuto in una famiglia con mamma e papà»

segue dalla prima pagina

Apriti cielo! Elton John ha scatenato il suo enola gay: il cantautore inglese che ha due figli, ottenuti con la fecondazione in vitro, col marito David Furnish, ha attaccato su Instagram Domenico Dolce e Stefano Gabbana, pubblicando una loro fotografia e scrivendo: «Come vi permettete di dire che i miei meravigliosi figli sono "sintetici"». Poi ha aggiunto che dovrebbero «vergognarsi per aver puntato i loro ditini contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, etero ed omosessuali, di realizzare il loro sogno di avere figli. Il vostro pensiero arcaico e fuori tempo: proprio come le vostre creazioni di moda».

Sin qui uno scontro durissimo, ma di opinioni. Elton John però non si è fermato a questo ed ha lanciato il suo anatema ideologico contro Dolce e Gabbana, dicendo che non indosserà «mai più nulla di D&G» e promuovendo un hashtag per una campagna di totale, durissimo boicottaggio, #BoycottDolceGabbana. Nel post su Instagram di Elton John, due sono gli elementi usati che lo rendono inquietante. Prima di analizzarli, una premessa: nelle parole di Dolce e Gabbana non c'è un riferimento ad Elton John, o ad altri casi personali, bensì l'espressione di un pensiero generale sul tema. E veniamo al post: primo elemento, il cantante non si limita a replicare ai due stilisti per ciò che hanno detto ma li attacca per ciò che sono, creatori di moda che lui definisce vecchi, magari dopo averli apprezzati sino al giorno prima. Il secondo: l'elemento di boicottaggio. Ma come, in Occidente rifiutiamo da anni il reato di opinione - e giustamente! - e adesso permettiamo che per un'opinione espressa sia da considerare normale un boicottaggio ad personam? Eppure sui social il boicottaggio è stato raccolto da numerosi utenti e anche da star, via Twitter. L'ex tennista Martina Navratilova, che si è sposata a dicembre con Julia Lemigova, ha scritto: «Wow, non ne avevo idea. Bisognerà vedere se queste sciocchezze faranno male al loro conto in banca #BoycottDolceGabbana». Courtney Love invece ha postato le copertine di "Vanity Fair" del 2005 e di "Panorama" dell'altro giorno, con i due stilisti e ha commentato: «Ho appena messo insieme tutti i miei accessori Dolce & Gabbana e voglio bruciarli».

Bruciare gli accessori D&G, un'immagine che evoca tristi immagini del passato. Pensieri che un artista, uomo, donna, gay o etero, non dovrebbe neppure avere visto che, da sempre, l'arte ha a che fare con le libertà e non coi roghi. Sarebbe questa, poi, la libertà laica per garantire i diritti di tutti che rivendicano i movimenti gay e coloro che, volendo per sé l'uso della tecnica per far figli quando la natura non glielo consentirebbe, rifiutano l'opinione di chi la pensi diversamente? Ieri, con il boicottaggio contro Dolce & Gabbana, è accaduto qualcosa di estremamente grave e di cui il mondo occidentale, Italia compresa, sempre attento alle proprie libertà, dovrebbe preoccuparsi. Una data da segnare in blu sul calendario. Mentre la polemica sui social saliva con toni durissimi, Stefano Gabbana e Domenico Dolce, replicavano ad Elton John. Gabbana: «Crediamo fermamente nella democrazia e pensiamo che la libertà di espressione sia una base imprescindibile per essa. Noi abbiamo parlato del nostro modo di sentire la realtà, ma non era nostra intenzione esprimere un giudizio sulle scelte degli altri. Noi crediamo nella libertà e nell'amore». E Dolce: «Sono siciliano e sono cresciuto con un modello di famiglia tradizionale, fatto di mamma, papà e figli. So che esistono altre realtà ed è giusto che esistano, ma nella mia visione questo è quello che mi è stato trasmesso, e con questi valori dell'amore e della famiglia. Io sono cresciuto così, ma questo non vuol dire che non approvi altre scelte. Ho parlato per me, senza giudicare le decisioni altrui». Frasi che ogni persona laica e tollerante, al di là dei credi religiosi, delle etnie, delle razze e dei gusti sessuali, dovrebbe sostenere. Magari a cominciare da un hashtag: #stoconDolceGabbana.

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