«Arbeit macht frei». Rubata l’insegna dall’ex lager nazista di Dachau

La targa con la scritta «Arbei macht frei» (il lavoro rende liberi) è stata rubata dal cancello dell’ex lager nazista di Dachau in Baviera. Quello di Dachau fu il primo campo di concentramento aperto dai nazisti, già nel 1933, subito dopo l’ascesa al potere di Adolf Hitler. Nel 2009 un altra scritta «Arbeit macht frei» era stata rubata in polonia dal lager di Auschwitz. Il campo di concentramento di Dachau fu aperto il 22 marzo 1933 su iniziativa dello stesso Heinrich Himmler, con una decisione presa appena un mese dopo la presa del potere di Hitler (30 gennaio 1933). Il campo era situato nei pressi della cittadina di Dachau, a circa 16 km a nord-ovest di Monaco di Baviera. Nel 1933 iniziò per la città di Dachau un lungo periodo buio e drammatico, a causa di questo nefasto avvenimento, al quale il nome della cittadina rimarrà per sempre legato. Al tempo della sua costruzione il terreno non faceva parte della città di Dachau, ma del comune di Prittlbach. Il lager fu installato sfruttando una precedente costruzione di una ex fabbrica di munizioni in disuso, la «Fabbrica reale di polveri e di munizioni di Dachau», costruita durante la prima guerra mondiale. Dal 1936 al 1938, demolita la fabbrica, grandi lavori, eseguiti dai prigionieri, ampliarono il campo di Dachau portandolo alla forma attuale. Solo il lager di prigionia vero e proprio, con le baracche dei prigionieri, formava un rettangolo di circa 300m di larghezza e 600m di lunghezza. Il terreno era paludoso, non godeva di un buon clima: era umido, nebbioso, desolato. Non certo adatto alla salute dei prigionieri. Dachau servì da modello a tutti i lager nazisti eretti successivamente. Fu la scuola dell’omicidio delle SS che esportarono negli altri lager «Lo spirito di Dachau», il «terrore senza pietà». Nel campo transitarono circa 200.000 persone e, secondo i dati del Museo di Dachau, 41.500 vi persero la vita. I deportati in arrivo al lager percorrevano una larga strada curata, la Lagerstrasse, al termine della quale era situato il cosiddetto Jourhaus, la «porta dell’inferno», il simmetrico edificio del comando di campo con una posticcia torretta di guardia sul tetto. Lo Jourhaus è attraversato nel mezzo dall’arco d’ingresso al campo. L’arco è completamente chiuso, a sua volta, da un’estesa grata in ferro battuto con un piccolo cancello al centro che recava appunto la scritta: «Arbeit macht frei». Con gli anni questo cinico slogan di Dachau, che significa «Il lavoro rende liberi», venne esportato in numerosi altri lager.