Sulle orme di Falcone per scrivere il Diario Civile su Rai Storia
Per un magistrato proseguire la strada segnata da Giovanni Falcone è un impegno di vita. Per il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, che di Falcone fu amico, oltre che collega è una vera missione. «Diario civile» non è solo un programma televisivo, ma un viaggio nella legalità, nella giustizia, nei diritti. Seguendo l’esempio del magistrato assassinato dalla mafia a Capaci, il 23 maggio 1992, il quale diceva che quel fenomeno criminale va combattuto con l’azione delle istituzioni, ma anche con la comunicazione. Perché la mafia, spiegava Falcone , è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani destinato a finire. «Molti però - aggiunge Roberti - non ricordano con che frase continuava: ma non bisogna chiedere ai cittadini di essere eroi. Sono le istituzioni che devono agire». E quando ricorda Falcone a Roberti non riesce di non commuoversi. Va in onda da domani «Diario Civile», il nuovo programma di Rai Educational, diretta da Silvia Calandrelli, sui temi della giustizia, dei diritti, della legalità. Un appuntamento settimanale con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, su Rai Storia, ogni mercoledì alle 21,15. Da domani, quindi , sarà proprio il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti a introdurre l'argomento di ogni puntata e a tracciare i passaggi più significativi di un racconto unico della lotta alla criminalità organizzata, compiuta ogni giorno dalle istituzioni e dai cittadini. I grandi documentari d'autore, le storie degli uomini e delle donne impegnati a combattere le mafie, il sacrificio degli agenti delle forze dell'ordine, dei magistrati, dei giornalisti che lottano in nome della legalità. La prima puntata è dedicata , a vent'anni dall'assassinio di Don Diana, al parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra casalese il 19 marzo 1994. A parlarne oggi, nel corso della presentazione, il dg Gubitosi, il Procuratore Antimafia Roberti e il direttore di Rai Educational, Silvia Calandrelli che ha sottolineato come la Rai con «Diari civili», torni sul progetto pensato da Giovanni Falcone, poco prima di morire. «Falcone - ha rimarcato - era convinto che i media fossero importantissimi nella lotta alla mafia e per questo aveva proposto ad Alberto La Volpe un programma, dal titolo "Lezioni di mafia", che informasse i cittadini. Falcone, però, non riuscì a vedere concretizzata la sua idea perché morì di lì a poco. Due anni fa, poi, mi confrontai con Pietro Grasso e scegliemmo il titolo già pensato da Falcone, "Lezioni di mafia" appunto. Ora per "Diario Civile" abbiamo chiesto, invece, di mettersi in gioco al Procuratore Roberti ». Roberti lo ha fatto volentieri : «Sono grato alla Rai per avermi dato l’opportunità di adempiere ad un compito ineludibile per i magistrati e per la Procura Nazionale Antimafia, quello di informare i cittadini su cosa sia la mafia e su cosa si faccia per contrastarla. La vera forza della mafia risiede, infatti, nel silenzio e nella perdita della memoria». «Don Peppino Diana - ha detto Roberti - è stato un testimone della socialità, del rispetto della persona e della legalità. Un uomo che non taceva. I mafiosi hanno pensato di metterlo a tacere uccidendolo, ma non ci sono riusciti. È un modello cui ispirarsi». «Va ricordato che tutti noi abbiamo un debito di riconoscenza sia verso chi è stato ucciso sia verso chi ogni giorno perpetua questo compito - ha affermato dice il dg di Viale Mazzini Luigi Gubitosi - l'Italia non potrà riprendersi senza che la legalità sia affermata. La Rai deve essere stimolo e promotrice di ciò che ancora serve. Finché ci sarà questa battaglia, la Rai dovrà essere presente».