Califfo senza tomba Tutta colpa della burocrazia Conti in regola, pagati dalla società La figlia Silvia si prenderà l’eredità
N’amico nun ce sta, che me po’ consolà stasera... Triste, come non mai. Si rivolta nella tomba rifiutando quel destino che ancora una volta sembra accanirsi contro di lui. Franco Califano non ne può più. Trattato come l’ultimo dei senza fissa dimora trovato cadavere sul ciglio di una strada e senza documenti e sbattuto in un angolo di un cimitero qualsiasi. Ma Califano no. È stato l’ultimo Califfo, uno degli ultimi interpreti di quella romanità in via d’estinsione, mica uno qualsiasi. Già gli rode, e manco poco, per aver dovuto lasciare questa terra con mille cose ancora da fare. Ma il tempo dell’estate non dura mai abbastanza. E adesso anche la sepoltura. Per fortuna che intorno si è ritrovato gente vera, amici, non certo quei santoni del nulla, quelli della Quinta Colonna che in vita non hanno lesinato critiche per poi ritrovarli falsi improfumati davanti a taccuini e telecamere per ricordare il grande amico che non c’è più. Spariti, tutti. La stessa Silvia, la figlia, già si era defilata ai tempi del funerale. «Non era tagliato per fare il genitore, siamo stati troppo lontani per potermi riavvinare adesso». E valli a mettere al mondo i figli che nel momento del bisogno ti voltano le spalle, fermo però incassare l’eredità, magari con beneficio d’inventario, dopo essersi fatta bene i conti. Accetterà, perché Franco non aveva debiti dal momento che alle sue spalle c’era e c’è la Tac, la società che gestisce i suoi beni, con amministratore Antonello Mazzeo intimo amico di Franco. Il fatto che Califano abbia invocato la legge Bacchelli per avere quel vitalizio che spetta a chi si è distinto nel campo dell’arte, dello spettacolo, è un’altra bufala messa su ad arte nella quale è caduto lo stesso Franco al quale, gente importante, aveva garantito che avrebbe preso 5mila euro al mese e una casa a piazza di Spagna. E lui, ha imbucato con tutte le scarpe, senza però firmare nessuna richiesta ufficiale. Ma basta riflettere: una villa con quattro filippini, una Jaguar cabrio appena acquistata: poteva avere bisogno della Bacchelli? La fortuna di Franco, in vita e ora nella morte, è quella di aver avuto vicino amici veri, da Antonello Mazzeo all’avvocato Marco Mastracci che hanno sempre pensato a tutto. Come al funerale da 14mila euro, regolarmente pagato. C’è poi il risvolto della mancata sepoltura. Califano aveva espresso il desiderio di essere tumulato nel cimitero di Ardea accanto al fratello e al nipote con una grande lapide in marmo che ne ricordasse la figura. Costo dell’opera 25mila euro, anche questi regolarmente pagati. Dopo cinque mesi non è stata ancora realizzata ma solo per motivi burocratici, a cominciare dalla residenza. Il sindaco di Ardea Di Fiori, come conferma lo stesso avvocato Mastracci, ha emesso due ordinanze in pochi mesi ed entrambi garantiscono che entro due settimane al massimo Franco Califano avrà una degna sepoltura. Le polemiche sulla mancata sepoltura le lasciamo volentieri agli altri. Ma un solo pensiero ci sfiora nel mentre scriviamo. Franco, burocrazia a parte, non sarà certo contento di questa mancata sepoltura. Arriverà nei prossimi giorni, ma intanto ce lo immaginiamo con quell’aria scanzonata e anche un po’ corrucciata, a guardare dalle sue lenti azzurrate quella tomba che ancora non c’è e dire. «Pe’ me sta tumulazione è l’ultimo strapazzo. Voi e il fornetto m’avete rotto er c...».