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Il cuore grande di un padre può sfidare anche l’autismo

di Sarina Biraghi «A noi piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite». Metti un padre, uno studioso della parola, un affabulatore geniale,...

«A noi piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite». Metti un padre, uno studioso della parola, un affabulatore geniale, spesso antipatico, sempre geniale, un giornalista che in tempi non sospetti ha iniziato a decodificare i linguaggi mediatici, televisione e internet, a commentare in modo rivoluzionario i codici usati da milioni di persone afflitti dalla necessità di comunicare. Metti un figlio, un adolescente riccioluto con la faccia di un angiolo rinascimentale e il corpo di un guerriero, che se a tre anni preferiva gli oggetti alle persone, a quindici è un enigma muto.

«Una notte ho sognato che parlavi» (Mondadori) di Gianluca Nicoletti, è la storia tra l’autore e Tommy, come recita il sottotitolo: «Così ho imparato a fare il padre di mio figlio autistico».

Nicoletti, conduttore di un noto programma radiofonico, coraggiosamente ma senza pietismo, racconta la sua vita privata, una vita che richiede più impegno di molte altre perché l’autismo, di cui si sa troppo poco e se ne parla niente, non è un disturbo infantile ma è una patologia da cui non si guarisce. Anzi, dopo l’infanzia i soggetti autistici vengono considerati pazienti psichiatrici.

Scrive Nicoletti «il padre di un figlio autistico di solito fugge. Quando non fugge, nel tempo lui e il figlio diventano gemelli inseparabili. Tommy è la mia ombra silenziosa». Un rapporto che diventa salvezza l’uno per l’altro: dopo il primo attacco epilettico il ragazzone che non può stare mai solo ha catalizzato l’attenzione della famiglia, ha bisogno del padre per vivere e il padre si occupa a tempo pieno di lui. Non che non abbia una madre, ma lui è un Polifemo che anche abbracciando questa donna, talora sconfortata, rischia di farle più male che bene.

Tommy è l’ombra silenziosa di suo padre, «un oracolo da ascoltare stando fermi e senza troppo arrabattarsi a farlo agitare sui nostri passi. Molto più interessante è respirarlo e cercare di rubare qualcosa del suo segreto d’immota serenità». Difficile per un autistico trovare un suo spazio relazionale, quasi impossibile integrarsi in ogni sistema. E Nicoletti racconta la verità, a volte amara, sempre disincantata e con un filo sottile di ironia, di un vivere quotidiano fatto di impegni insopportabili, come le visite negli uffici della Asl per ottenere un permesso di parcheggio per disabili irragionevolmente negato, di acrobatiche organizzazioni famigliari per conciliare lavoro, scuola, terapie e svago districandosi fra deliziose insegnanti di yoga, esperti di ippoterapia, insegnanti di sostegno, operatori sociosanitari, di risse verbali per un posto a sedere in autobus ma anche di momenti piacevoli come un giro per Roma in tandem, pedalando per sé e per Tommy. Senza dimenticare la difficile gestione della sessualità prorompente di questo ragazzo grande e grosso e pensare a come affrontare il futuro, che cosa sarà di Tommy quando resterà solo. Per i genitori è un figlio e un fratello siamese, impossibile vivere senza, per tutti.

«Noi psico-abili svisceriamo le nostre vite nell’anelito mai saziabile di entrare in comunione con altre persone, di amarle ed esserne a nostra volta amati, di sopraffarle, di divorarle, di capirle, di essere compresi, adulati, stimolati. Per qualcuno, persino mortificati ed umiliati», scrive il giornalista. Tommy invece se ne infischia di tutti, al massimo dedica qualche sguardo, senza trasporto, senza coinvolgimento... Spesso sceglie qualcuno, pare entrare in contatto ma la sintonia è breve, solo con suo padre c’è connessione, da quando è nato anche se, confessa beatamente Nicoletti, lui proprio non voleva un secondogenito. Invece Tommy, condizionatore di esistenze, ha scelto Gianluca non per comunicare, ma per «vivere» la loro vita.

«Una notte ho sognato che parlavi» è il diario di un padre che non cerca consenso o vuole far commuovere, ma vuole parlare di autismo aiutando chi deve affrontare situazioni che richiedono grande forza. Inoltre Nicoletti con il suo libro promuove un progetto, da realizzarsi nella Capitale, per il benessere dei ragazzi autistici e delle famiglie, «La Città felice»: uno spazio aperto, dove Tommy, gigante inquieto, e altri ragazzi potranno vivere senza essere costretti a passare giornate da soli in un appartamento, con accanto genitori che non sempre sanno come dare senso al tempo dei loro figli. Un vero aiuto per un’emergenza sociale come l’autismo, prima causa di handicap in Italia.

Un’utopia? Un sogno giusto per un padre coraggioso che ha un rapporto struggente con il suo ragazzino, libero e dolce, con quella fessura sul mento un po’ da paraculo che fa tenerezza alle donne.

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