Ghini: «Divento gay per amore dei giovani»

Ancora una volta la commedia italiana racconta pregi e difetti dell’attuale situazione socio-politica. Stavolta lo fa con l’opera prima di Matteo Vicino, «Outing - Fidanzati per sbaglio», con Nicolas Vaporidis e Andrea Bosca nei panni di un’improbabile coppia di fatto. Nella storia sono due amici disposti a fingersi gay pur di ricevere i finanziamenti regionali destinati a giovani imprenditori pugliesi, in un’Italia davvero immaginaria. I ragazzi sono spinti da motivazioni e necessità diverse: Federico è disoccupato ma deve occuparsi da solo del fratello minore, mentre Riccardo vorrebbe aprire un atelier di moda, ma si ritrova a lavorare come commesso a Milano. La pellicola, prodotta da Camaleo con Red Carpet, distribuita da Al Entertainment dal 28 marzo in oltre 200 sale italiane, è diretta, scritta e montata da Matteo Vicino: nel cast, oltre a Gulia Michelini, Claudia Potenza e Camilla Ferranti, anche la partecipazione di Massimo Ghini, nel ruolo di un omosessuale non dichiarato, direttore del quotidiano "Puglia oggi". Massimo Ghini, che tipo di personaggio interpreta stavolta? «Quando il regista mi ha proposto questa parte stavo interpretando "Il vizietto" ed ero tutto vestito da donna. Non è la prima volta che recito la parte del gay pur essendo nella vita una persona completamente diversa. In particolare, quando lavorai nel film "Uomini uomini uomini" mi fermavano ovunque perché quella pellicola diventò un cult nel mondo omosessuale. Ma ora ho accettato di partecipare a questo film perché tratta l’argomento in maniera politicamente scorretta. Il mio personaggio riveste un ruolo di potere (direttore di un quotidiano locale) con segreti ventennali (la propria omosessualità) con cui convive promuovendo cambiamenti socio-economici, ma senza esporsi in prima persona. Questo film, alla fine, è una bella provocazione». Quale consiglio si sente di dare a questa generazione di giovani eternamente precari? «Nel film i due protagonisti sono costretti a scendere a compromessi con il potere e, anche se non vogliono rubare i finanziamenti, stravolgono le loro personalità perché non hanno altre valide alternative. Da padre, penso comunque che i sogni dei nostri ragazzi non possono essere derubati da nessuno. Dobbiamo essere tutti più responsabili, proprio come dice Papa Francesco, essere attenti alla natura, agli animali, all’ambiente e soprattutto ai nostri giovani ai quali dobbiamo offrire il futuro». Per una storia del genere solo la Puglia poteva essere la location ideale... «Credo proprio di sì, anche perché ho scoperto da poco che la Film Commisson pugliese offre riduzioni del 20% a chi lavora sul territorio evitando di incagliarsi con le solite commissioni giudicanti: è un’iniziativa che stanno ora seguendo altre regioni». Con il nuovo governatore del Lazio siete pronti a ripartire per la prosima edizione del Festival di Roma? «Tra brevissimo ci sarà una riunione dei soci fondatori e vedremo il da farsi. Certo, visti i tempi, occorrerà ragionare anche sul budget, con eventuali tagli alle spese. Questa è solo una mia impressione dettata dalla crisi, ma ovviamente è tutto da decidere». Sono arrivati i soldi che doveva dare la giunta Polverini? «E chi li ha visti?»