L’arte del kung fu tra sfida e passione nel film di Kar-wai
Si è alzato il sipario sul 63° Festival del cinema di Berlino con le spettacolari arti marziali di «The Grandmaster» diretto da Wong Kar-wai. Il film sul mentore di Bruce Lee, Yip Man, è stato presentato fuori concorso perché il regista è anche a capo della giuria di quest’anno. La storia è incentrata su due maestri del kung fu: lui viene dal sud della Cina, lei dal nord. Lui è Ip Man, lei è Gong Er. I loro destini si incrociano nella città natale di lui, Foshan, alla vigilia dell’invasione giapponese, nel 1936, in una vicenda di tradimenti, sfide, onore e amore. Non è però un’opera sulla vita di Yip Man, visto che il concetto di biografia per un artista come Wong Kar-wai è decisamente personale. La storia si incentra infatti sulla scuola di kung fu (e di pensiero) a cui Yip Man apparteneva, con i vecchi Maestri che lasciarono il loro sapere ai nuovi e i tre protagonisti interpretati dall’attore feticcio Tony Leung (Yip Man), il "cattivo" Chang Chen e Zhang Ziyi (Gong Er), donna ermetica e pervasa da una passione irrisolta e ossessiva. Il kolossal, arricchito da un brano del compositore romano Stefano Lentini, mantiene una vena melodrammatica, tra amori segreti e impossibili e, per questo, immortali: tema che il regista ha sempre riportato nei suoi film, come «In The Mood for Love» e «2046», nei quali l’esaltazione di una passione irrealizzabile è tanto dolorosa quanto intensamente vissuta. Così per ricercare la sua pienezza esistenziale, il personaggio di Zhang Ziyi trova la sua disfatta, perché non ha compreso a fondo un passaggio fondamentale dell’esistenza che le ha impedito di mettere in pratica quelle dottrine di cui è invece straordinaria maestra. Wong Kar-wai rispolvera con questi temi i concetti essenziali del Kung Fu e la loro applicazione nella vita, rievocando le esperienze di Yip Man e mescolando l’aspetto intimo con l’epica leggendaria in un mix esplosivo di grandi scene coreografiche e temi sull’amore e la perdita. Nel Golden Pavillon, un bordello di lusso frequentato da esponenti di spicco delle due correnti di arti marziali, la storia di Yip Man (Tony Leung Chiu Wai) si incrocia prima con quella di Gong padre e successivamente con quella della figlia (Zhang Ziyi). Una delle scene più spettacolari si svolge all’interno di questo scenario in un duello tra Yip Man e Gong Er, fino all’omicidio d’onore, tra sete di vendetta e eros proibito. «Vent’anni fa nei Festival importanti e coraggiosi come questo, era usuale mostrare film a mezzanotte. Era stupendo. Ho pregato il Direttore della Berlinale Dieter Kosslick di ripristinare quell’abitudine perduta anche perchè il mio nuovo film è davvero perfetto per la notte. Con Tony Leung siamo cresciuti insieme facendo questo lavoro. Devo molto a lui, e lui a me», ha detto il regista a Berlino. Arti marziali come esercizio dell’anima, conoscenza dei limiti, riconoscimento della forza interiore: il Kung Fu è arte di vivere. Ma Wong Kar-wai non sa fare neanche una mossa di Kung Fu, «un po’ come Alfred Hitchcock col suo cinema: una dedica continua alle sue muse femminili, ma nella realtà di una timidezza patologica». Alla Berlinale saranno in gara 19 pellicole, tra le quali l’atteso thriller di Steven Soderbergh «Side Effects» con Jude Law e Catherine Zeta-Jones e il film di Gus Van Sant «Promised Land» sull’industria dello shale gas con Matt Damon. Il regista francese Claude Lanzmann riceverà il premio alla carriera e ripresenterà il suo documentario da 9 ore e mezza «Shoah» sugli orrori del genocidio degli ebrei europei già proiettato al festival nel 1986. Tra gli italiani, «La migliore offerta» di Giuseppe Tornatore con Geoffrey Rush, Jim Sturgess, Sylvia Hoeks e Donald Sutherland sarà presentato al Berlinale Special Gala martedì. Tra gli altri italiani presenti al festival: il documentario «Materia Oscura» di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti nella sezione Forum; il cortometraggio «Matilde» di Vito Palmieri nella sezione Generation Kplus Short Film; il documentario «Slow Food Story» del regista Stefano Sardo con Carlo Petrini e Azio Citi nella sezione Culinary Cinema Film & Food; il documentario «Couscous Island» di Francesco Amato e Stefano Scarafia nella sezione Culinary Cinema Supporting Film. In coproduzione ci sono «The Waiting» del regista Mario Rizzi, un film di 30 minuti coprodotto da Italia e Emirati Arabi in gara nella sezione cortometraggi; «The Daughter» di Thanos Anastopoulos, coprodotto da Italia e Grecia; il bengalese «Char... the No Man’s Island» (India, Giappone, Italia, Danimarca).