Arde il fuoco non sacro dei «Poeti maledetti»

Figuriamoci,poi, se erano poeti e potevano trasformare in creazione letteraria la loro scandalosa ebbrezza! Pensiamo al bi-sessuale luciferino George Byron e al suo legame, non propriamente platonico, col medico-segretario John Polidori (autore di "The Vampyre", il capostipite di tutti i Dracula); al raffinato esteta Oscar Wilde, marito e padre non esemplare, vista la sua relazione con il fascinoso Alfred Douglas, che lo portò alla galera e ai lavori forzati; alla celebre coppia Paul Verlaine-Arthur Rimbaud, ventisei anni il primo, sedici il secondo, che tra il 1870 e il 1873, in amorosi lacci avvinti, rompono con le loro rispettive famiglie (Verlaine è anche sposato ed ha un figlio), si mettono a vagabondare per l'Europa. Il tutto si conclude in un albergo di Bruxelles, allorché Paul, ubriaco e pieno di contrastanti ardori e sensi di colpa per aver abbandonato consorte e pargolo, spara un colpo di pistola all'angelico e tenebroso Arthur, ferendolo ad un braccio. E beccandosi due anni di prigione (Rimbaud non l'ha denunciato, ma a pesare c'è il reato di sodomia) che sconterà tra Bruxelles e Mons. Piangendo calde lacrime perché la moglie l'ha lasciato e cercando conforto nella ritrovata fede cristiana. È sincero Verlaine nel suo pentimento? È difficile dirlo perché, come ricordava il cattolico Manzoni, nulla c'è di più complicato del cuore umano. Sia come sia, non solo non dimenticherà mai Rimbaud- che, poco più che ventenne, aveva bruciato la sua Musa, decidendo di dedicarsi al commercio e poi andandosene in Abissinia a fare il mercante di armi e forse di schiavi), ma, nel 1884, gli darà ampio spazio nella antologia "Les poètes maudits", destinata a diventare non solo un classico della letteratura moderna, ma anche una vera e propria "bibbia" di tutte le avanguardie letterarie. E fa bene Tommaso Guerrieri, che ne ha curato una nuova edizione ("I poeti maledetti", Stampa Alternativa/ Nuovi Equilibri, pp. 110, euro 12), a metterne in risalto questo aspetto, paragonando il ruolo di Verlaine- scopritore di talenti e promotore di un movimento culturale fortemente innovativo e provocatorio- alla riconosciuta funzione di guida che Lawrence Ferlinghetti rivestì come "Verlaine del Nuovo Mondo" e della "Beat generation". Visto che a lui "si devono", per far soltanto un paio di nomi, Allen Ginsberg e Jack Kerouac, come a Verlaine "si devono" Rimbaud e Mallarmé. Verlaine, insomma, la genialità la coglieva al volo e generosamente cercava di darle il meritato spazio. Con ogni probabililtà senza ignorare il valore della propria poesia, ma ben consapevole che ognuno ha il suo rango. E a questa consapevolezza dava alimento la sua calda "umanità". Verlaine, "nervoso, fragile, aggressivo, pieno di sogni infranti ed erranze che si sono scontrate con realtà più dure", fu sempre e comunque, come nota Guerrieri, "un uomo che cercò gli altri". Magari "disperatamente", "scompostamente", "a volte in modo forse irritante", ma con l'esigenza di amare l'incontro, lo scambio di umori (e anche malumori, perché no?) e l'idea di una poesia "assoluta". Nel senso che ha come destino quello di infrangere i codici della legge. È una poesia che turba con uno scialo di immagini e suoni e colori spesso "insostenibili". Ecco, Verlaine- che, firmandosi "Pauvre Lelian" (anagramma del suo nome) chiude questa antologia con rapide notazioni biografiche e poetiche- sa bene che presentare ai lettori Rimbaud significa impegnarli in un arduo cimento: quello con la dismisura. Intendiamoci: tutti i profili tracciati (Paul- Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Marceline Desbordes-Valmore, Villiers de l'Isle-Adam) sono un tributo di stima. C'è, insomma, un poeta che promuove incontri ravvicinati tra giovani ingegni, tutti lampi, tuoni e fulmini di irriverente creatività, e si impegna a far conoscere i loro versi, cogliendone e segnalandone le caratteristiche. Sia reso omaggio alla stravaganza di tutti gli incendiari che vanno all'assalto del cielo per catturare il Sublime e per renderne partecipi altri "eletti" (che l'opinione comune giudica "reprobi"…)! Ma Rimbaud è "un'altra cosa". Qui l'eccellenza è "indecente". Soprattutto quando entriamo "nell'impero della Forza splendente dove ci invita il mago", il ragazzaccio delle Ardenne dallo sguardo di un azzurro inquietante. Signori, ecco "Il battello ebbro", abbandonatevi alla corrente e scoprirete la Poesia.